Cronaca

I mirini finivano in Iran e in Afghanistan. Nove a processo per un carico sequestrato

Scontro accusa-difesa sull’eventuale utilizzo bellico
I mirini, fermati in dogana a Brogeda, seguivano una rotta precisa che finiva in Iran. Da qui, tuttavia, pare si disperdessero in diversi canali che potevano toccare le più disparate aree critiche e di conflitto in quella parte di mondo.
Così almeno parrebbe emergere da una intercettazione finita negli atti del processo, dove due interlocutori farebbero riferimento addirittura all’approdo dei mirini in Afghanistan, non si sa se sponda talebana o sui fucili dell’esercito regolare. È questo

un ulteriore elemento della delicata vicenda internazionale approdata in tribunale a Como. Nove persone – cinque italiani e quattro iraniani – sono finiti davanti al giudice dell’udienza preliminare per rispondere all’accusa di aver tentato di effettuare una esportazione non autorizzata verso l’Iran. Uno Stato che, come è facilmente intuibile viste le problematiche di politica internazionale, non può certo ricevere dall’Italia l’invio di materiale bellico. Ma proprio su questo fronte si sono scatenate le battaglie dei consulenti delle due parti, accusa e difesa. In quanto i mirini in questione – definiti “dispositivi di puntamento a ingrandimento ottico” – sono ritenuti essere dalla Procura esclusivamente di utilizzo bellico, mentre per gli imputati potevano avere un duplice uso. Potevano cioè non essere destinati solo ad armi da battaglia bensì anche a fucili di cacciatori o altro. I fatti risalgono ad un periodo compreso tra il 2007 e il 2010. L’udienza si è aperta davanti al gup di Como ed è poi stata rinviata a novembre.

M.Pv.

16 ottobre 2014

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