I MONUMENTI DIMENTICATI E A RISCHIO DEGRADO IN TEMPO DI CRISI SERVE L'AIUTO DEI CITTADINI

Risponde Renzo Romano:

In Italia è noto che ci sono troppi monumenti che richiedono cura e manutenzione, ma tutti sanno che non ci sono soldi a sufficienza e che l’apparato statale  lavora in modo insufficiente.
E allora? Perché non creare associazioni private o miste, quante ne potrebbero servire? Io ho salvato (mi scuso dell’immodestia) la chiesetta romanica di San Lorenzo in Varigotti attraverso la creazione dell’Associazione Amici di San Lorenzo (50 euro all’anno). Il mondo è cambiato ed è povero come lo era prima, noi ci eravamo illusi diversamente.
Penso che nel futuro per ogni cittadino in salute ci dovrà essere l’impegno a lavorare gratis per lo Stato almeno per un giorno al mese.
Lorenzo Orsenigo

Caro signor Lorenzo,
mi tolga una curiosità: è del tutto casuale che lei abbia lo stesso nome del santo, Lorenzo, a cui è dedicata la chiesa che l’associazione da lei creata ha “salvato” dall’incuria del tempo e dall’indifferenza di coloro che dovrebbero averne cura? Le confesso che nulla sapevo della chiesa di San Lorenzo e neppure della sua associazione. Faccio parte della mia scoperta i lettori del “Corriere di Como”.
La chiesa di San Lorenzo che si trova in località Varigotti in provincia di Savona è stata costruita intorno al XII secolo dai monaci benedettini e rappresenta uno degli edifici storici religiosi meglio conservati e più interessanti della Liguria. L’associazione “Amici di San Lorenzo” è nata nel 1955 con lo scopo di promuovere presso le istituzioni competenti i lavori di ristrutturazione della chiesa, le indagini archeologiche e la riqualificazione dell’area circostante. Ha organizzato altri lavori di manutenzione e di risanamento a causa di continue infiltrazioni di acqua piovana che hanno reso instabili le murature, promuovendo inoltre molte iniziative, eventi culturali, mostre e visite guidate presso la chiesa.
Credo che l’iniziativa sia lodevole e meriti un plauso. E magari trovi dalle nostre parti degli spiriti altrettanto nobili e sensibili disposti a impegnare tempo e denaro per impedire il degrado di preziose testimonianze della nostra civiltà. Auspicio questo che può trovare concretezza anche nel nostro territorio vista l’esistenza di molte associazioni che si impegnano in questa direzione.
Ce ne sarebbe davvero bisogno come suggerisce il titolo di un articolo di qualche giorno fa sul nostro giornale: “Monumenti dimenticati, triste primato di Como”. È sconfortante il triste elenco delle “dimenticanze”. L’asilo di Sant’Elia di Giuseppe Terragni, la fontana “razionalista” di Camerlata firmata dal pittore Mario Radice e dall’architetto Cesare Cattaneo, l’antica chiesa di San Lazzaro, uno dei più antichi monumenti di Como…
Come rimediare a queste “dimenticanze”?
Lei, caro lettore, invita i cittadini a riunirsi in associazioni autotassandosi e soprattutto impegnandosi a lavorare “gratis” per lo Stato almeno un giorno al mese. La proposta è suggestiva e meno fantasiosa di quel che potrebbe apparire. Come ho detto, associazioni finalizzate alla conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale come quelle da lei auspicate esistono già da anni nel nostro Paese e quindi anche a Como.
Fra le tante, cito come significativi esempi, l’associazione “Iubilantes” e la “Società Archeologica Comense” che da tempo sono impegnate nel tentativo di recupero del complesso di San Lazzaro. L’impegno dei cittadini non manca e non è mai mancato, ma non basta.
“Mancano i soldi” è la scontata giustificazione addotta dagli amministratori pubblici che sono delegati a impedire il degrado del patrimonio artistico della nostra città. Certamente questi non sono tempi “felici” per le finanze pubbliche e pertanto ogni richiesta in questa direzione avrebbe ben poche possibilità di essere accolta; tuttavia un invito accorato a una maggiore attenzione alla salvaguardia del patrimonio architettonico di Como è doveroso.
Io credo che l’amministrazione dovrebbe favorire le iniziative private facilitando la realizzazione dei loro progetti. Tale collaborazione tra enti pubblici e associazioni private potrebbe fare moltissimo per il bene della città. Como in questi ultimi anni ha visto aumentare in modo notevole il numero di turisti provenienti da ogni parte del mondo. Le vie della città sono affollate in ogni stagione da gruppi organizzati di visitatori alla scoperta delle moltissime preziosità del nostro patrimonio artistico e architettonico.
Stona purtroppo in modo stridente e irrispettoso lo stato penoso e inaccettabile in cui sono ridotte le  facciate dei palazzi soprattutto del centro. Lo spettacolo dello scempio di buon senso e coscienza civica offerto dagli scarabocchi e insulsaggini varie dei maldestri  pennaroli “writers” nostrani, maestri di cattivo gusto privi di ogni sussulto di intelligenza, non è assolutamente compatibile con le legittime aspirazioni di una città “ricca” di storia, cultura, civiltà, con giuste ambizioni di eccellenza nel turismo culturale.
Per la soluzione di questo problema ben poco possono fare i privati senza un risoluto intervento degli amministratori pubblici.
Tornando al tema della salvaguardia dal degrado dei monumenti credo che una possibile soluzione sia quella di “affidare” ai privati la loro “cura”. Non mi scandalizzerei affatto se di fianco a un monumento ben tenuto fosse messo in discreta evidenza il nome di chi si è accollato onore e oneri della sua conservazione e valorizzazione. Neppure mi turberebbe una targa all’ingresso di un museo o ai piedi di una statua con un logo o un inciso che ricordasse  coloro che hanno finanziato il restauro e attendono alla loro cura.
Perché non pensare a un “affido” dei monumenti a banche, assicurazioni, aziende? Con le dovute precauzioni e assicurazioni si potrebbe fare come avviene per le “rotonde” agli incroci stradali, la cui gestione e manutenzione è affidata ai privati con soddisfazione di tutti. Ne avrebbero grande giovamento le finanze pubbliche, i privati interessati aumenterebbero il proprio prestigio, la città ne guadagnerebbe in decoro e vivibilità.
In queste note non ho potuto citare tutti gli  enti e le associazioni che molto hanno fatto e fanno per salvaguardare il patrimonio culturale della città. Mi scuso e aspetto sollecitazioni in proposito.

 

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