I Nomadi a Uggiate Trevano: sul palco 50 anni di storia della musica italiana

Beppe Carletti, leader dei "Nomadi" Beppe Carletti, leader dei “Nomadi”

Un appuntamento sempre molto atteso, un gradito ritorno. Venerdì sera a Uggiate Trevano tornano in concerto i “Nomadi”, la band più longeva della musica italiana. Un gruppo in prima linea da più di 50 anni (è la seconda band più longeva al mondo dopo i “Rolling Stones”), ma che con il tempo ha saputo rinnovarsi, superare momenti molto difficili – su tutti la morte del suo leader storico Augusto Daolio – e ha mantenuto intatto l’affetto dei suoi tanti amici.
L’appuntamento è fissato per le ore 21. Lo spazio che ospiterà la band sarà quello del piazzale interno delle scuole medie di via Roma a Uggiate Trevano. I biglietti sono in vendita a 20 euro nelle attività commerciali del paese e delle località limitrofe. L’organizzazione dell’evento è curata dal Gruppo sportivo Ronago e dall’Uggiatese Volley.
Il concerto è inserito nell’evento “Noi nati negli anni ‘50”, che poi prosegue sabato e domenica in piazzale Europa a Uggiate con serate a base di cucina e musica e con l’allestimento del maxischermo per seguire la finale di Champions tra Barcellona e Juventus. Domenica mattina è previsto inoltre un raduno di auto e vetture d’epoca.
Una serata-live, quella di venerdì con i “Nomadi”, che arriva a pochi giorni dalla pubblicazione dell’album “Lascia il segno”, il trentesimo del gruppo, contando solo quelli in studio. Di questa pubblicazione e delle vicende della band parla con il consueto entusiasmo Beppe Carletti, l’unico componente rimasto della band originaria.
«Le caratteristiche di “Lascia il segno”? È un album molto nomade – dice sorridendo Beppe – per tematiche e tipo di registrazione. Qualcuno lo ha definito ruspante, una definizione che mi piace. Perché la musica non deve essere sempre e solo mielosa: magari non risolve i problemi, ma deve dare degli input».
«Un elemento – aggiunge Carletti – che fa parte della nostra storia. Pensiamo a brani del passato che alla fine sono sempre attuali come “Dio è morto”, “Noi non ci saremo”, “La storia”. Canzoni che avevano grande lungimiranza. Ma se si guarda la nostra discografia troviamo molti esempi così».
Ma che live sarà quello di Uggiate? «Una occasione per conoscere il nostro nuovo album, anche se non lo proporremo tutto, perché è giusto pensare alla nostra storia, ai nostri brani più famosi. Ma posso garantirvi che la scelta della scaletta è sempre molto difficile».
Perché, con 30 album alle spalle, la scelta è vastissima. «Alla fine di ogni concerto c’è sempre qualcuno che ci dice che non abbiamo suonato la sua canzone preferita, ma d’altronde dobbiamo fare delle scelte. L’importante, alla fine, è lasciare un bel segno tra la gente».
Un’altra caratteristica dei “Nomadi” è il contatto con il pubblico, il loro essere alla mano. «Noi siamo così – afferma ancora Carletti – Non abbiamo la scorta e parliamo volentieri con i nostri amici prima e dopo i concerti. La gente sa che può venire tranquillamente a parlare con noi: ci piace confrontarci e qualche volta ci prendiamo qualche critica, ma è giusto così».
Un gruppo che propone anche iniziative benefiche, con un impegno che tocca vari angoli del mondo e che in questa fase è vicino alla popolazione del Madagascar: «Una terra che pare non interessare nessuno» afferma amareggiato Carletti.
Ma, alla fine, quale è il segreto dei “Nomadi” e della loro longevità? «La coerenza – conclude Carletti – Noi siamo sempre gli stessi, con le nostre idee, l’umiltà, lo stare in mezzo alla gente, che sa che arriviamo verso le 18, prima di ogni concerto, e può venire a parlare con noi. E sul palco mettiamo prima di tutto una grande passione, con la soddisfazione di vedere spesso nonni, figli e nipoti tutti assieme a cantare con noi».
Massimo Moscardi

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