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I nostri parchi? Sono un business

Judith Wade. A Villa Erba opera il network “Grandi Giardini Italiani” che nel 2013 ha totalizzato, alla faccia della crisi, oltre 8 milioni di visitatori nelle sue 124 strutture pubbliche e private. Il segreto? Il gioco di squadraLa città che potrebbe far registrare la crescita turistica più importante in Lombardia, grazie al verde? «È senz’altro Como. Ha tutti i numeri». Ne è tenacemente convinta una dinamica signora inglese, Judith Wade (nella foto di Mattia Vacca), fondatrice nel 1997 dell’impresa culturale lariana “Grandi Giardini Italiani”. Un baluardo, ormai, nel cosiddetto “Horticultural Tourism”, o turismo verde. Settore che, nonostante la crisi, registra da anni una crescita sempre più solida.

Nonostante il 2013 sia stato un anno di profonda sofferenza per l’Italia, fa sapere il network con base operativa a Villa Erba di Cernobbio, «l’80% dei parchi aderenti al circuito ha beneficiato dell’aumento del turismo internazionale», registrando «un aumento di visitatori stranieri».

«Como non è esente da pecche: ad esempio, ha stazioni ferroviarie che non sono certo accoglienti, anzi sono sinonimo di tristezza. Imbarazzanti biglietti da visita – precisa Judith Wade – Ma la città deve cambiare mentalità e vivere turismo e cultura come occasioni per fare impresa e per fare squadra. Crearvi posti di lavoro è possibile».«Come impresa che opera sul territorio, crediamo molto nell’investimento sui giovani – insiste Judith Wade – La gestione dei parchi va lasciata a persone competenti. Ci sono molti ragazzi preparati che escono dalle università, capaci di mettere in rete in modo efficiente un bene culturale. Sono stipendi che si ripagano molto in fretta».«Tutte le proprietà che fanno parte del nostro circuito – prosegue la fondatrice di “Grandi Giardini Italiani” – sono accomunate dalla voglia di mettere a reddito il bene culturale. Non siamo un club, o un’associazione. Siamo una rete. Che opera da anni in un settore come quello del turismo culturale, che in Italia è ormai in crescita costante, con un aumento annuo stabile del 3% circa. Ormai non è più una nicchia, ma un caposaldo dell’offerta nell’ambito dell’accoglienza di qualità».A quali condizioni si entra a far parte del circuito coordinato dalla società che ha sede a Villa Erba?«I nostri parchi – dice Judith Wade – devono essere di interesse storico, botanico e artistico, tutti devono essere visitabili ed esprimere un alto livello di manutenzione. Lo ripetiamo sempre: i proprietari, pubblici o privati che siano, devono trattare il proprio bene culturale come un’impresa. Servono giardinieri e agronomi, certo, ma devono anche dotarlo di un responsabile che si occupi della promozione turistica».La società cernobbiese fornisce ai parchi un adeguato “business plan” per crescere, e anche una certificazione del livello di eccellenza conseguito. «È una forma molto forte e coinvolgente di responsabilizzazione reciproca, per chi è parte del network e per noi che lo coordiniamo», spiega la fondatrice. Che precisa: «Dobbiamo smetterla di considerare la cultura qualcosa di gratuito. Seguendo un piano finanziario serio, un giardino storico può andare in pari in tre anni. Occorre superare il blocco che vede gli italiani, e in particolare i comaschi, incapaci di fare gioco di squadra. Ad esempio Villa Olmo, strategica per Expo e fiore all’occhiello di Como, deve diventare l’hub principale per poter accedere a tutti i giardini del nostro lago».

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