I palazzi sprofondano e si formano crepe nei muri

La preoccupazione degli esercenti della zona
Il cantiere delle paratie è ormai diventato parte del paesaggio cittadino.
Talmente radicato nel terreno – sembrerebbe – da avere addirittura inciso sulla stabilità di alcuni edifici. Lo dimostrano i recenti studi, commissionati da Palazzo Cernezzi e realizzati dall’Università dell’Insubria e dal Politecnico di Como. La sentenza sembra essere inappellabile. Dalle foto satellitari, scattate a corredo della complessa indagine, emerge come sia inesorabile la discesa di pochi centimetri verso il basso di case
 e palazzi. Si tratterebbe di alcune costruzioni comprese tra piazza Cavour e i giardini a lago – siamo all’interno del primo lotto dell’opera – in corrispondenza del tratto che ormai a Como viene ricordato come il lungolago Zambrotta.
Questi i primi risultati che verranno diffusi, nella loro interezza, soltanto la prossima settimana, ma che fanno ovviamente preoccupare chi in questo punto della città vive o lavora. «Alcuni mesi fa si sono aperte alcune crepe nei muri – racconta Eleonora Signorini della gelateria Lariana che si affaccia proprio sul Lungolario Trento – Stiamo parlando di prima dell’estate».
Una realtà che allarma. «Inoltre sempre nei mesi scorsi l’acqua ha invaso il nostro locale. Ci siamo ritrovati con i piedi a mollo e siamo stati costretti a chiudere la gelateria per alcune ore prima di poter riaprire al pubblico. Siamo ben consapevoli del problema. E questa ulteriore brutta notizia non può che preoccuparci visto che noi qui ci lavoriamo ogni giorno», aggiunge la Signorini.
Non solo dunque il fenomeno della subsidenza, ma anche i lavori del cantiere delle paratie sarebbero alla base dello scivolamento di alcuni palazzi. «Purtroppo tutti i commercianti in questa zona hanno avuto simili problemi. È innegabile che queste situazioni non ci lascino tranquilli. Dobbiamo lavorare e non è possibile ritrovarsi in simili condizioni», spiega Franco Sorci della pizzeria “Stilo”.
«Anche nel nostro locale si sono formate delle crepe e in terra abbiamo visto aprirsi delle fenditure allarmanti – aggiunge Sorci – Situazioni che in parte abbiamo già trovato quando siamo subentrati nel locale e che non possono non preoccupare. Ci auguriamo che si riesca finalmente a trovare una soluzione il prima possibile».
Anche perché le foto satellitari non lascerebbero dubbi. E proprio queste immagini potrebbero essere utili al Comune di Como per cercare di dimostrare in Regione – dati alla mano – l’assoluta urgenza di un intervento definitivo. «Anche noi non ci siamo potuti sottrarre alla stessa sorte che ha colpito i colleghi. Abbiamo dovuto eseguire interventi di ristrutturazione. Per eliminare e riparare le crepe che si sono aperte sui muri – spiega Davide Sgualivato del ristorante “Riva” – Nessuno è intervenuto. E nessuno ci ha interpellati quando si discuteva dei problemi connessi al cantiere». Non manca il tono polemico ma anche amareggiato. «Purtroppo noi siamo qui in prima linea. Ci siamo dovuti pagare personalmente i lavori di ripristino. Chiediamo solo di poter sapere come e quando si interverrà per risolvere – una volta per tutte – questo problema che si sta ormai trasformando in qualcosa di ingestibile», conclude Sgualivato. Il problema paratie, il futuro del lungolago e i riflessi negativi sul turismo cittadino preoccupano, oltre agli abitanti, tutti i commercianti della zona. «Ogni volta sono sempre e solo notizie negative. Non è possibile parlare di lungolago solo per elencare dei problemi. Como vive e dovrà vivere sempre di più basandosi sul turismo – sbotta Francesco Vaghi del bar “Why Not” che si affaccia su piazza Cavour – e come si pensa di poterlo fare con questa situazione?».
Amara la conclusione. «La crisi sta facendo chiudere sempre più aziende. E anche il turismo trattato in questo modo non potrà che soccombere», conclude Vaghi.

Fabrizio Barabesi

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