I piccoli gesti che preparano la ripresa

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di Giorgio Civati

Ancora emergenza, ancora Coronavirus protagonista indiscusso – in negativo – di questi nostri tempi. E ancora e sempre paura, blocchi e limitazioni, malattie e morti come mai avremmo immaginato, insieme a timori e preoccupazioni anche economiche. Ne abbiamo parlato e ne parliamo tutti, moltissimo, del futuro che ci aspetta una volta finita questa crisi – perché finirà, ma chissà quando… – del nostro lavoro, delle aziende che soffrono e soffriranno.

Ne parlano i nostri governanti e quelli del mondo intero: mentre in Italia si discute di 15, 25 o chissà quanti miliardi di euro a sostegno del sistema produttivo e industriale, il presidente Usa Trump annuncia una “cura” di 2mila miliardi di dollari per famiglie e aziende e la più vicina Germania pensa a una iniezione di liquidità da mille miliardi di euro andando a debito per più di 150. Di tutto e di più, insomma, dimenticando però che l’economia non è “solo” macroeconomia. Che il benessere, in attesa di contributi e indennizzi e sgravi fiscali e spostamento delle scadenze e altra roba del genere, che serve sia chiaro, è anche altro. Vicino, banale quasi.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, per esempio, ha chiesto che chi può continui a pagare le tasse, che le aziende quando riescono proseguano a versare l’Iva a ogni scadenza. E lo ha fatto motivando la richiesta con il grande bisogno di soldi che lo Stato ha e avrà.

Il suo appello è tra quelli passati più inosservati. Anche in campo economico viene più facile e d’effetto parlare di decine, centinaia o migliaia di miliardi.

Eppure il ministro aveva mille ragioni per lanciare quella richiesta. Vero, molti non potranno aderire anche volendo, altri non avranno i soldi, ma il principio resta fondamentale: mentre gli operatori sanitari si battono in prima linea rischiando la vita, mentre le industrie fondamentali restano aperte, non senza rischi, per farci trovare cibo o linee telefoniche sempre funzionanti o farmaci, tutti gli altri, tutti noi, per quanto possibile potremmo continuare a fare quello che prima era normale anche in campo economico e fiscale.

Quelli appena un po’ attenti, per esempio, non possono non avere rilevato in queste settimane che la sanità italiana sarebbe migliore se avesse avuto più soldi a disposizione. E lo sarebbe stata, migliore, anche se gli italiani avessero evaso meno tasse.

Un altro grosso problema per le aziende è il cosiddetto flusso di cassa, cioè entrate e uscite di denaro. Riallacciandoci all’appello del ministro Gualtieri sulle tasse, anche in questo caso continuare il più possibile a rispettare le scadenze di fatture e debiti vari per il sistema economico italiano ci pare fondamentale.

Nessuno ne ha parlato, o almeno così ci pare, e nessuno ha chiarito che, per esempio, dove lo smart working non è possibile gli uffici amministrativi potrebbero restare aperti. E lavorare, e pagare, ed elaborare paghe e stipendi. Con mille attenzioni, magari con una sola persona presente, ma aperti. La ripresa, almeno quella economica, passa anche per quei mille euro in busta paga o quella fattura al fornitore pagati regolarmente.

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