I poliziotti e il blocco dei salari: «Calpestata la nostra dignità»

altLa protesta degli agenti
Il segretario del Siulp: «Siamo pronti a farci arrestare»
(m.d.) Stipendi fermi a cinque anni fa, pallottole contate per l’addestramento, divise di ricambio con il contagocce. E la doccia fredda del ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia: salari congelati anche nel 2015. I sindacati lariani dei poliziotti alzano le barricate e chiedono al governo di rispettare non soltanto i patti, ma anche la dignità degli agenti. «Siamo pronti a farci arrestare per far valere i nostri diritti», afferma senza mezzi termini Paolo Tabbacco, segretario

comasco del Siulp, il Sindacato italiano unitario lavoratori polizia.
La misura, insomma, è colma. E la protesta accomuna, anche se con toni diversi, tutte le organizzazioni che rappresentano gli agenti. «Non accettiamo di essere sempre trattati come cittadini di serie B», dice Ernesto Molteni, responsabile comasco del Sap, il Sindacato autonomo di polizia. Sul rispetto della dignità del lavoro svolto dagli agenti insiste Ivan Robes Roncolato, segretario provinciale del Silp Cgil, il Sindacato italiano lavoratori polizia: «Noi non ricattiamo nessuno, usiamo toni pacati ma chiediamo il rispetto dei nostri diritti».
Il riferimento è alle parole del premier Matteo Renzi che, dopo la minaccia di uno sciopero nazionale delle forze dell’ordine, ha dichiarato di non essere disposto a cedere ai ricatti, anche se si è detto pronto a incontrare i rappresentanti sindacali dei corpi di sicurezza del nostro Paese.
«I poliziotti – attacca Paolo Tabbacco – non stanno pretendendo aumenti o trattamenti speciali. Chiediamo solamente ciò che ci spetta di diritto. L’ex ministro Roberto Maroni impose un accantonamento di 80 milioni di euro per sbloccare il tetto salariale. Dove sono finiti quei soldi? Se oggi un agente diventa ufficiale prende lo stesso stipendio. È assurdo».
Oltre ai problemi contrattuali, la polizia soffre, anche in riva al Lario, di una cronica carenza di risorse che, continua Tabbacco, si riflette poi sul lavoro quotidiano degli agenti.
«Gli uomini della squadra volante hanno nuove divise – racconta il segretario provinciale del Siulp – Tre giorni fa un collega, durante una colluttazione con un criminale, ha sporcato i pantaloni di sangue. Il giorno dopo è dovuto venire a lavorare con una divisa vecchia perché il corredo prevede un solo paio di pantaloni».
Ancora più clamorosa è la mancanza di pallottole. «Abbiamo un numero limitatissimo di cartucce per l’addestramento, che è ormai diventato un miraggio. Ogni poliziotto può usare soltanto 15 pallottole in una sessione di addestramento», aggiunge Tabbacco.
Alcune sigle sindacali, contro il blocco dei salari, stanno anche paventando uno stop degli orari in deroga. Una proposta che non convince il Sap. «Questo tipo di protesta finirebbe per avere ripercussioni solamente sui colleghi – dice Ernesto Molteni, responsabile comasco del Sindacato autonomo di polizia – Com’è noto, la polizia non può scioperare. Se lo facessimo verremmo indagati. Quindi noi, come Sap, continueremo con le nostre proteste di piazza, come stiamo facendo da mesi. Non vorremmo arrivare a forme di protesta estreme, ma non accettiamo nemmeno di essere sempre trattati come cittadini di serie B».
In gioco è la dignità dei poliziotti, secondo Ivan Robes Roncolato, segretario provinciale del Silp Cgil. «Noi non chiediamo un aumento dello stipendio, chiediamo rispetto per la nostra dignità professionale – sottolinea il responsabile comasco del Sindacato italiano lavoratori di polizia – Siamo pronti a fare sacrifici come tutti i cittadini, ma non ci sembra giusto che prima ci dicono che i nostri salari verranno adeguati, poi invece di fatto ci fanno lavorare per 100 e ci pagano solo per 50».
Nessun ricatto al governo, conferma Roncolato. «Noi non ricattiamo nessuno – puntualizza il segretario lariano del Silp Cgil – ma chiediamo il rispetto dei nostri diritti. Il nostro lavoro, del resto, consiste proprio nel far rispettare i diritti e la legalità, per questo abbiamo giurato alla Repubblica quando ci siamo arruolati. Siamo pronti a bloccare gli straordinari, ma i cittadini non temano: nessun poliziotto, nessun carabiniere e nessun finanziere smetterà di inseguire i malviventi perché è finito l’orario di lavoro».

Nella foto:
Come tutte le Questure d’Italia, anche quella comasca deve fare i conti con i tagli al bilancio imposti dal governo. E a livello nazionale è scontro sul rinnovo del contratto di lavoro, fermo da cinque anni

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