I presidi sulla riduzione dei finanziamenti: «Tireremo la cinghia ancora di più ma ne risentirà l’offerta formativa»

«Se nessuno pagherà il riscaldamento, metteremo il cappotto in classe»
Il ciclone “spending review” rischia di travolgere le scuole superiori. Giuseppe Castiglione, presidente dell’Upi (Unione province italiane), ha lanciato l’allarme: «Con i tagli ipotizzati, non siamo in grado di garantire l’avvio dell’anno scolastico». Alle Province tocca infatti far fronte alle spese legate al riscaldamento e alla manutenzione degli edifici scolastici. Una competenza che, in teoria, dovrebbe poi passare ai Comuni, secondo i piani del governo.
I dirigenti scolastici comaschi concordano sulla criticità della situazione, denunciano a loro volta gli effetti dei tagli ai finanziamenti statali destinati all’istruzione e si dividono tra pessimisti e irriducibili ottimisti.
«Ovviamente a settembre si riapre, ma la spending review rappresenta una sconfitta non solo per la scuola di Stato, ma anche per la società – ammette Luciana Telluri, la preside del Liceo classico “Alessandro Volta” – Con i tagli a cui andiamo incontro, si va a danneggiare un luogo di confronto che permette la crescita e lo sviluppo dei ragazzi e della loro capacità critica».
La preside pone al centro della questione il bene degli alunni, danneggiati dalla riduzione del corpo docente. «Si tratta di insegnanti assolutamente preziosi non solo dal punto di vista didattico, ma soprattutto da quello del rapporto con gli alunni. Il tutto per una questione di monte ore che non è più possibile coprire. Poi ci sono i costi per l’equipaggiamento scolastico. Abbiamo tentato per anni di chiedere un contributo, tra tante polemiche, alle famiglie che non hanno voluto versare alcunché. Adesso, per una concomitanza di cose, ci troviamo a dover tirare la cinghia più di quanto sia mai successo prima». Ma il Classico non è l’unica scuola a dover aggiungere un buco alla cintura e stringere.
«La struttura è pronta a reggere di fronte alle difficoltà. Siamo stati temprati dai tagli degli anni precedenti, dopotutto». Così Enrico Tedoldi, preside della Magistri Cumacini, commenta il colpo di scure che il governo Monti è pronto a vibrare anche sui finanziamenti destinati alla scuola. «Abbiamo passato dieci anni senza vedere un centesimo di denaro pubblico. È un po’ come se ci stessero dissanguando lentamente, costringendoci a rivedere tante cose nella nostra scuola. Per tirare avanti – spiega Tedoldi – dobbiamo ottimizzare la gestione della manutenzione speciale e dei servizi. Ne risentirà però anche l’educazione dei ragazzi. Tutta l’attività extracurricolare andrà diminuendo e finirà per essere a pagamento, purtroppo. Di conseguenza, il piano dell’offerta formativa andrà a impoverirsi. Questa è senza dubbio una perdita».
Un quadro tutt’altro che roseo. E sull’incognita “riscaldamento”, spesa finora coperta da Villa Saporiti, Tedoldi risponde così: «Il nostro impianto di riscaldamento funziona a gasolio, piuttosto costoso, e la scuola è piena di punti di dispersione di calore, per come è stata progettata. Su questo punto non so che dire. Ci metteremo il cappotto in classe. E quando non basterà, credo che finiremo per chiudere».
Più ottimista è Marzio Caggiani, preside del Liceo scientifico “Paolo Giovio”. «Devo essere ottimista come lo dovrebbero essere tutti nel mondo dell’istruzione – premette – Ovviamente stiamo andando incontro a un ripensamento necessario di progetti e spese che si devono affrontare con un budget più ridotto mantenendo sempre standard qualitativi alti. Credo fermamente nella nostra elasticità e capacità di adattamento per far fronte ai tempi che corrono».
Invita al realismo, se non alla calma, il provveditore Claudio Merletti a proposito dei tagli previsti dalla spending review e del passaggio delle scuole superiori sotto l’egida dei singoli Comuni.
«Trovo estremamente improbabile che il peso e le spese delle scuole passino immediatamente e in toto a carico delle amministrazioni locali – afferma il provveditore agli Studi – Si tratta di adattare la gestione passando da un approccio provinciale a uno comunale. È una procedura che richiede tempo. Non è una questione semplicissima, ma confido nel fatto che il passaggio non venga completato prima di un anno, in modo da affidare gradualmente il peso della gestione scolastica ai municipi in modo da lasciar loro il tempo per organizzarsi».
Una posizione che trova conferma nelle parole del ministro dell’Istruzione, Franco Profumo, che ieri ha cercato di arginare la preoccupazione dilagante. «La sicurezza delle scuole è la priorità del Paese – ha dichiarato Profumo – Il ministero ha avviato un processo complessivo per una serie di interventi immediati e uno più articolato perché ci sia un programma pluriennale, in modo che le scuole italiane possano avere un loro sviluppo in termini di sicurezza e qualità».

Matteo Congregalli

Nella foto:
Il liceo scientifico “Paolo Giovio” di Como. Sugli istituti superiori pendono le incognite legate al previsto, ma non ancora definito, passaggio della gestione degli edifici dalla Provincia ai Comuni

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