Cronaca

I problemi della città partono da lontano. Ecco le soluzioni indicate già nel 1956

altIl Piano Regolatore dei sogni
Dallo stadio Sinigaglia da spostare all’interramento delle Ferrovie Nord
«Lo stadio Sinigaglia va rimosso da lì». «I binari delle Nord sono da interrare tra Borghi e Lago». «La zona della Ticosa non è adatta per farvi delle residenze». No, non state leggendo le dichiarazioni del sindaco Mario Lucini o di un suo assessore. E neppure di chi sta già pensando alle elezioni amministrative del 2017.
Queste parole erano state messe nero su bianco su un documento ufficiale del Comune di Como, il Piano Regolatore del 1956. Siamo andati a rispolverare quegli atti approvati nel dicembre di 58 anni fa dal consiglio comunale.

A guidare Como c’erano nomi illustri, dal sindaco Lino Gelpi all’assessore ai Lavori pubblici Antonio De Santis. L’assessore addetto al Piano Regolatore era Giulio Veronesi, unica personalità ancora in vita in un consiglio comunale di ingegneri, che annoverava, tra gli altri, pure Francesco Somaini e Luciano Trolli (olimpionico a Parigi nel ’24). I problemi insomma erano gli stessi di oggi e trascorsi quasi sei decenni le soluzioni non sono ancora state applicate.
Ma torniamo ai nodi principali, a iniziare dalla stadio. Nel 1956 la pista d’atletica era già stata cancellata per unificare le dimensione dei rettangoli di gioco che ospitavano i campionati di categoria. C’era ancora l’anello del velodromo, ma sarebbe stato presto tagliato anche quello. I problemi sottolineati sono «il concentramento di persone e di traffico – si legge nel Piano regolatore – distribuiti nei brevi periodi di tempo di poche ore festive». E si chiede la possibilità di «eliminare un volume di gradinate per accentuare il valore delle residenze» da realizzare tra viale Rosselli e la riva del Lario. La zona indicata per il nuovo stadio è l’area Belvedere-Canturina, dove in realtà verrà realizzato un centro sportivo, ma di dimensioni decisamente più modeste.
In modo un po’ sorprendente, nel 1956 si chiedeva pure di trasferire l’Idroscalo di Como «nei pressi del Breggia a Tavernola per eliminare gli inconvenienti, già verificatesi, di interferenza tra il traffico lacuale di diporto e di linea e la pista obbligata di decollo e ammaraggio dei velivoli». In realtà sarà proprio la Navigazione a trasferirsi a Tavernola, zona Breggia.
Il documento del ’56 fa anche riferimento a un’opera urgente, la realizzazione della strada a lago Villa Olmo. Passeggiata che il Comune realizzò dopo pochi anni e oggi porta proprio il nome di Gelpi. Un intero capitolo del documento riguarda quella che è forse una delle “sconfitte” più pesanti per gli amministratori di Como dal dopoguerra a oggi, ossia il mancato interramento del tratto delle Ferrovie Nord tra le stazioni di Borghi e Lago. Si fa riferimento anche a un accordo raggiunto nella conferenza di servizio al Ministero dei Lavori Pubblici del dicembre 1954 (ministro Giuseppe Romita del governo Scelba). In breve la proposta è di arretrare la stazione da via XX Settembre fino a viale Ambrosoli e coprire il Cosia anche sull’asse di viale Ambrosoli – viale Castelnuovo per realizzare una stazione di interscambio con gli autobus e le filovie. Di conseguenza si sarebbe proceduto a interrare il tratto tra i passaggi a livello di via Petrarca e viale Lecco.
E ancora, il Piano Regolatore prevedeva di smantellare la stazione degli autobus di piazza Matteotti e limitare il transito fino a Como Lago ai viaggiatori (allora vi arrivavano pure le merci). Tutte queste opere sono rimaste solo sulla carta.
Il documento è ricchissimo di altri dati che meriterebbero attente riflessioni.
La Como del 1956 aveva, ad esempio, circa 70mila residenti e si stimava di arrivare a 104mila nel 2000. In realtà, dopo l’exploit del 1971 con quasi 98mila abitanti, i numeri di Como sono calati fino agli 82mila del censimento del 2011. Il traffico, sessant’anni fa, non era certo uno dei problemi maggiori. Piazza Camerlata era, anche allora, il nodo più congestionato, con 14.500 passaggi di mezzi motorizzati al giorno. Dalla Pasquale Paoli transitavano 450 vetture ogni ora in direzione Milano, solo 60 quelle sulla Canturina, la Varesina o la Statale per Lecco.
Con la media di un’auto al minuto su queste direttrici, attraversare la strada non era insomma un problema.
Altro dato che colpisce è quello relativo ai negozi di alimentari. Tanti sarebbero via via scomparsi. Nel 1956 erano 170 quelli di Como città, 336 nella zona Borghi, 41 a Camerlata, fino ai 5 di Camnago Volta. C’erano 18 farmacie a Como e si decise di portarle a 20 con Monte Olimpino e Breccia. Equivalente a oggi invece il numero degli alberghi: allora erano 13 in città, 3 a Borghi, 1 a Lora e 2 a Civiglio. E ancora, nel 1956 il Sant’Anna ospitava una media di 833 letti oggi ne ha 589. Infine l’industria. Gli addetti delle grandi imprese comasche erano 14mila, il 19% della popolazione. Si stimò che nel 2000 sarebbero saliti a 32mila, ovvero al 30% della popolazione. In realtà gli addetti dell’industria non sono mai cresciuti.
Chiudiamo con un giudizio lapidario dato dagli amministratori sull’area della Ticosa (Tintoria Comense). «Le caratteristiche di giacitura ed orientamento dell’area non sono adatte a soluzioni residenziali – scrivono – La fascia è mantenuta industriale con futura destinazione speciale, in occasione di eventi di smantellamenti e ridimensionamento». E pensare che gli olandesi della Multi volevano farci un nuovo quartiere. Speriamo che poi non abbiano letto questo documento.

Paolo Annoni

Nella foto:
Il traffico
piazza Camerlata, nodo viabilistico principale anche nel 1956 con 14.500 passaggi di mezzi motorizzati al giorno
22 Mag 2014

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