I residenti di Campione d’Italia sono ormai allo stremo. Viaggio nel paese dimenticato

Campione d'Italia

Un anno passato, senza esito, a gridare “aiutateci”, “fate qualcosa per Campione”, non ha comunque reso insensibile Claudia Carando che anzi, quando racconta l’irraccontabile, si commuove. «Non ci avrei mai creduto. Se qualcuno mi avesse detto quello che sarebbe accaduto sarei scoppiata a ridere. E invece eccoci qui, in strada, soli e senza aiuto se non dalle associazioni ticinesi – dice Claudia visibilmente commossa – Ho lavorato per 15 anni al Casinò. Così anche mio fratello, che ha un figlio, e mia sorella. Qui a Campione vivono anche i miei due genitori in pensione. Insomma, per la nostra famiglia questa crisi ha rappresentato un cambio di vita totale». E così, come spesso accade «i genitori, per quello che possono, aiutano mio fratello che ha un bambino ma anche loro hanno difficoltà. Io per ora resisto ma non vedo prospettive future anche perchè la mia professionalità, ho fatto la croupier, non è facilmente vendibile». Chi si è subito messa al servizio degli altri, creando il banco alimentare è Rosy Bianchi che però, dietro gli occhiali da sole indossati per proteggersi dai raggi, non riesce comunque a nascondere le lacrime. «La situazione è drammatica, qui prima o poi qualcuno farà un gesto estremo perchè non è più possibile sopravvivere – dice Rosy con alle spalle 20 anni di lavoro nella casa da gioco – La crisi parte da lontano, dal 2012, quando i dipendenti del Casinò hanno accettato una prima riduzione dello stipendio fino ad arrivare al baratro di oggi». E i problemi sono sempre di più. «Tante persone sono alle prese con l’affitto da pagare. In tanti hanno ricevuto lo sfratto e non riescono proprio a immaginare che ci sia qualcuno disposto a dare loro una casa senza un posto di lavoro. E in tutto questo l’Italia si è dimenticata di noi», aggiunge Rosy Bianchi. E c’è chi non può fermarsi neanche un istante ma deve agire «specialmente perchè ho tre figli e non ho più un lavoro all’interno della casa da gioco – racconta Gul Serdes – Viviamo qui in paese e dobbiamo cercare in ogni modo di andare avanti. Ormai abbiamo quasi esaurito i risparmi accumulati in tanti anni di sacrifici e non si vede una via d’uscita degna. Stiamo cercando di sopravvivere con evidenti difficoltà». Per 38 anni ha lavorato fra i tavoli verdi e ha visto il Casinò passare da momenti di assoluta grandezza a periodi di crisi, ma Ermanno Belfiore, vicedirettore giochi, è sconfortato. «Arrivati a questo punto chiedo solo di sapere cosa ne sarà di noi. Un “sì” o un “no” alla riapertura, basta che ci sia un punto fermo – dice Ermanno – Perchè altrimenti non si riesce più a sopravvivere». E poi riaffiorano i ricordi. «In passato ci sono stati momenti bui, di crisi come il tracollo durante “Mani Pulite”, ma ci sono stati periodi altrettanto grandiosi per la casa da gioco. Da noi venivano persone che erano capaci di scommettere anche più di 100mila euro in una serata. Campione era un posto molto ambito e frequentato – aggiunge Ermanno – Adesso tutto sembra essere perduto. In molti si devono affidare alla generosità delle associazioni di volontariato. Solo svizzere, vorrei precisare. Mi pesa, anche se ovviamente sono grato, dipendere da queste forme di assistenzialismo, ma è così». A rischio sono poi tutti i servizi essenziali del Comune. «Ho lavorato al casinò per 31 anni – interviene Gianfranco Anfossi – Io sono orgogliosamente fiero di essere italiano ma mi sembra che si siano scordati di noi. Qui si soffre la fame. Campione d’Italia è ormai sempre più come una clessidra che si sta svuotando».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.