I residenti di viale Varese si sentono discriminati

L’ASSEGNAZIONE DEI PARCHEGGI IN CITTÀ/1
Abito da quando sono nata (1970) a Como in viale Varese. Allo stesso indirizzo abitano i miei genitori dal 1955.
Scrivo per segnalare un’insostenibile situazione relativa ai posteggi per residenti. Perché multe a residenti in viale Varese che non hanno un garage? Hanno acquistato la casa in un periodo in cui non vi era alcun obbligo di correlare numero di appartamenti e relativi garage.

Lavorano a 50 chilometri di distanza da casa, devono possedere una macchina, tornano la sera tardissimo, il sabato e la domenica (giorni in cui le multe imperversano) hanno – mi pare – il diritto di non usare la macchina.
Tutti parlano dei residenti che dal primo gennaio non dispongono più di posti “blu” o di posti “gialli”. Questa disponibilità è un diritto acquisito? La cosa non mi riguarda, comunque, perché chi abita in viale Varese non ha mai avuto e, mi sembra, non avrà mai la possibilità di avere posti auto a costi agevolati. Qual è infatti lo stato di avanzamento della procedura di assegnazione abbonamenti di cui al regolamento comunale (approvato con deliberazione del consiglio comunale n. 24 del 5/3/2012)? Tale regolamento ampliava a viale Varese e zone limitrofe la disponibilità di posti per residenti.
Ho presentato la domanda e non se ne sa più nulla; alla mail da me inviata in data 19 agosto 2012 alla segreteria di Daniela Gerosa non ho mai avuto una risposta. Attenzione alle esigenze dei cittadini: quali? Perché si mette in condizione un cittadino di valutare che è più conveniente pagare le multe che pagare il posteggio? Sembra un modo quanto meno discutibile per incentivare senso civico e rispetto delle regole.
Si può continuare con altre mille altre considerazioni, ma ne vale la pena? A questo punto la penso così: non è vero che chi decide (chiunque decide) lo fa nell’ottica di essere al servizio dei cittadini; non sa, credo, cosa i cittadini vogliono e di cosa hanno bisogno; non sa, credo, prendere decisioni complesse. Purtroppo.
Anna Fusi

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