Questione paratie. I residenti e i commercianti sono ormai totalmente rassegnati: «Trovate presto una soluzione»

«Sopportiamo questo calvario da 5 anni, cosa vogliono ancora da noi?»
Le crepe sui marciapiedi e nei piazzali sono lì da vedere. Così come le condizioni della strada e del tratto ancora percorribile della vecchia passeggiata. «Qualcosa è cambiato, si è mosso, è evidente», ripete chi il lungolago lo vive ogni giorno.
Vale a dire, chi era lì prima che fosse avviato il cantiere infinito delle paratie ed è lì ancora oggi, ad osservare quotidianamente quella ferita aperta.
Sul balletto dei numeri della ormai famosa subsidenza, però, nessuno si sbilancia. «Tocca agli esperti dirci se e quanto
 è grave, possibilmente con chiarezza e in tempi brevi», è il pensiero pressoché unanime.
Negli ultimi giorni sono emerse le tesi più disparate. Le immagini scattate dal satellite avrebbero messo in evidenza uno spostamento verso il basso sul lungolago di 6 millimetri l’anno dall’avvio del cantiere, il triplo rispetto all’andamento normale della subsidenza.
Ma tra i tecnici c’è anche chi è pronto a giurare come non vi sia alcun dato allarmante e che nessun edificio sia a rischio.
Dall’amministrazione si attende un chiarimento in tempi brevi sulla situazione reale. Nell’attesa, cresce inevitabilmente la preoccupazione tra i responsabili delle attività che si affacciano direttamente sul cantiere infinito delle paratie.
Sulla preoccupazione, però, sembra prevalere comunque la rabbia, per qualcuno ormai sfociata nella rassegnazione.
«Non so davvero a chi dare credito – dice Franco Sorci, responsabile della Pizzeria Stilo – Sono convinto che un tecnico, se decide di parlare, sappia quello che sta dicendo. Non credo che un professionista si esponga se non ha dati e informazioni certe. È difficile, dunque, comprendere le differenti opinioni. Credo che dovrebbero essere interpellate le persone che per prime hanno fatto progetti e lavori e che dovrebbero poi essere messe a confronto con gli esperti che stanno analizzando la situazione oggi. Un confronto diretto, forse, sarebbe un modo per avere finalmente risposte soddisfacenti e chiare».
Giordano Gatti, gestore della Gelateria Lariana, è sconcertato dal balletto delle cifre degli ultimi giorni. «Mi chiedo come sia stato possibile arrivare a questo punto – dice – È una telenovela. All’estero realizzano opere di ogni genere, qui è stato avviato un solo cantiere importante e si è trasformato in un disastro da tutti i punti di vista. Non è possibile. Chi ha la responsabilità deve assumersela».
«Il movimento c’è stato – aggiungono i due ristoratori all’unisono – Lo vediamo dalle crepe, dallo spostamento della vetrina, dai livelli dell’acqua. Qualcosa è accaduto, ma dovrebbero essere i tecnici a dirci se e quanto sia grave. Noi ci limitiamo a osservare la situazione e prenderne atto».
Davanti alle vetrine del Gerosa Design c’è una crepa evidente. «Non sono in grado di dire se sia collegata al cantiere e se si sia modificata in modo significativo – dice l’architetto Ivan Ferrario – Il proprietario dei locali ha alcune fotografie scattate all’interno prima che iniziassero i lavori e, osservandole, non si notano cambiamenti evidenti. È giusto dire, però, che questo edificio è più recente e moderno rispetto agli altri del lungolago. Sicuramente, quando hanno posizionato le palancole le vibrazioni si sentivano chiaramente – aggiunge Ferrario – Non possiamo dire di essere tranquilli ma neppure spaventati. Piuttosto, siamo scocciati per i tempi. Anche perché, nonostante la buona volontà della nuova amministrazione non si vede ancora la fine del tunnel».
Alberta Colombo, che con il marito gestisce la storica Pasticceria Monti, non nasconde la rabbia.
«M’importa poco dei dati – dice – piuttosto, qualcuno deve pagare per questa situazione. Sopportiamo questo calvario da 5 anni, mi chiedo cosa vogliano ancora da noi. E paghiamo anche le tasse per questo scempio. Il nuovo sindaco almeno si è fatto vivo, ma siamo sconfortati e non si vede alcuna via d’uscita. Mancava soltanto il problema degli edifici che sprofondano, non ne possiamo davvero più».

Anna Campaniello

Nella foto:
Secondo gli studiosi del Dipartimento di Scienze dell’Università dell’Insubria l’abbassamento del terreno si è accentuato notevolmente da quando sono partiti i lavori di realizzazione delle paratie e del nuovo lungolago

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