I segreti di DONGO al microscopio

PUBBLICAZIONI Un nuovo libro di Franco Servello e Luciano Garibaldi riaccende il dibattito che tiene banco da 65 anni
Perché uccisero Mussolini e Claretta? La domanda che da 65 anni anima polemiche e dibattiti ora è anche il titolo dell’ultimo libro scritto da Franco Servello (giornalista, nome storico dell’ex Msi, parlamentare per 11 legislature) e Luciano Garibaldi (penna di primo piano del giornalismo italiano nonché storico e autore del celebre libro sui fatti di Dongo “La pista inglese”).
Il volume Perché uccisero Mussolini e Claretta. Oro e sangue a Dongo (edito da Rubbettino, 16 euro) ha certamente

un merito: tratteggiare un pezzo di storia ridisegnandone atmosfere, clima e sfumature, più che puntare al facile scoop. Aspetto lodevole soprattutto perché le prime pagine scacciano subito la paura – che spesso attanaglia gli appassionati dei “misteri” di Dongo e Mezzegra – di trovarsi davanti all’ennesima produzione “hollywoodiana”, nella vana ricerca di effetti speciali e artificiosi colpi di scena sul tempo della Liberazione e delle vendette. Altro elemento meritevole – quasi a dispetto del titolo del libro dedicato alla fine del duce e della sua amante – è il riportare alla luce, dopo anni di immeritato oblio, le pagine coraggiose – e infine mortali – del settimanale “Il Meridiano d’Italia”.
Un periodico nato nel gennaio del 1946, le cui radici culturali e intellettuali certamente affondavano ancora nel cuore del ventennio appena concluso, ma che pure – oltre il bipolarismo obbligato dell’epoca fascisti-antifascisti – si pose sulla linea della pacificazione nazionale. Obiettivo difficile, quasi utopico a nemmeno un anno dalla fine della Rsi e con i mitra che ancora fiammeggiavano in molte parti d’Italia.
Eppure il direttore e fondatore del “Meridiano”, Franco de Agazio (zio di Franco Servello), ci provò con forza e convinzione sincera, pur con venature velenose su quelle che definiva “le conventicole del Cln”. Troppo, nell’Italia dell’immediato Dopoguerra. Ci pensò la Volante Rossa: il 14 marzo 1947 De Agazio venne assassinato a Milano.
Pagò, il direttore del “Meridiano d’Italia”, il non aver rinnegato l’esperienza fascista, l’aver criticato gli eccessi dei partigiani e – forse ancor di più – l’inchiesta in 5 puntate pubblicata sulla sparizione dell’oro di Dongo e riportata nel libro.
Un’indagine giornalistica che, mentre i proiettili ancora fischiavano nei cieli italiani, puntò dritto alle responsabilità e ai nomi del Partito Comunista comasco e non solo per ricostruire il percorso, nemmeno troppo segreto, del tesoro confiscato ai gerarchi fascisti sul Lario. Un fatto centrale, questo, per spiegare molti dei gialli che connotarono – spesso con il colore del sangue – quei giorni lariani in particolare.
Per citarne due: la fine dei partigiani Gianna e Neri è certamente il primo e la fucilazione di Benito Mussolini e Claretta Petacci (per la quale il volume non sposa la cosiddetta tesi ufficiale mentre ripropone con forza la ricostruzione di Urbano Lazzaro, il partigiano che arrestò il duce).
Peraltro, proprio sulle esecuzioni partigiane consumate sul lago nell’aprile del 1945, il libro di Servello e Garibaldi ripropone un altro dei documenti-scoop pubblicati sul “Meridiano”: la testimonianza di uno “scampato per caso” alla fucilazione a Dongo dei gerarchi. Tra i quali, racconta il testimone, alcuni gerarchi nemmeno erano tali per davvero.
Ma il piombo del ’45, talvolta, non si preoccupò di certe differenze. In chiusura, il libro propone 10 domande di Luciano Garibaldi sulla morte di Mussolini. Questioni per le quali molti sapranno opporre risposte “certe”. Non tutti. E, forse, qualche motivo c’è.

Emanuele Caso

Nella foto:
Sopra,  Mussolini in automobile con il gerarca nazista Joachim Von Ribbentrop

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