Reportage

I senzatetto tornano sugli argini del Cosia

Nonostante il freddo e l’umidità c’è chi passa la notte sotto i ponti di via Castelnuovo
Il dramma degli “uomini topo” torna a coinvolgere Como. Quasi 11 anni dopo la prima segnalazione dalle colonne di questo giornale, vicino al greto del torrente Cosia si vedono nuovamente i segni della disperazione. Giacigli, coperte, cartoni. A pochi metri dall’acqua. Sotto la copertura del torrente tra via Ambrosoli e viale Giulio Cesare.
Proprio in quel punto, a pochi passi dall’Università e dal Setificio, c’è qualche segno di una presenza umana. Un sacchetto, pochi stracci ammucchiati

. Ma il dramma che traspare dai pochi oggetti accatastati subito sotto la copertura è enorme, soprattutto se legato al pensiero di come un essere umano possa essere costretto a vivere in tali condizioni.
Per accedere ai camminamenti che costeggiano il greto del Cosia, bisogna scavalcare la ringhiera bianca arrugginita che affianca il marciapiede.
Poi, un salto di un metro proietta sullo stretto passaggio. Ce n’è uno su ogni lato del torrente, e da ambo le parti continua sotto la galleria. Gli stracci, ammucchiati con troppo ordine per essere rifiuti buttati lì da chissà chi, sono all’inizio del tunnel.
A pochi metri dalla strada, letteralmente sotto il cuore pulsante della città, con le macchine che sfrecciano e i passanti che camminano veloci, con l’ipod nelle orecchie e l’ombrello aperto per evitare la fastidiosa pioggerellina invernale. Sotto l’asfalto non piove, ovviamente. Ma c’è un’oscurità intensa, quasi densa, squarciata soltanto dal riverbero della luce che, molti metri più avanti, cala da qualche grata o da qualche tombino chiuso non troppo bene.
E c’è un’umidità spaventosa, portata dallo scorrere del torrente ma anche dalle decine di rigagnoli d’acqua che filtrano dalle pietre dell’argine.
Spesse ragnatele scure, poi, pendono dal soffitto rendendo l’atmosfera surreale. Qualche vestito e un sacchetto di carta. Magari appartenenti a qualcuno degli uomini che, poche centinaia di metri più avanti, chiedono l’elemosina ai semafori. O alla donna che, al parcheggio dell’Ippocastano, è ferma di fianco al parcometro aspettando che qualcuno, mosso da pietà, le allunghi qualche centesimo.
Sono storie di disperazione, vite vissute ai margini. Forse anche oltre.
Storie che fanno il paio con le “case” dei senzatetto scoperte nei giorni scorsi nell’area dell’ex Ticosa e con le tante altre che si nascondono negli angoli più bui e meno controllati della città.
Non si può escludere che quello visto ieri nel greto del Cosia sia un caso isolato perché, vista la stagione, il riparo non è dei più confortevoli. Tuttavia è anche il segnale preciso di una possibile presenza. E di un luogo che, con l’arrivo della bella stagione, potrebbe tornare a popolarsi. Una ricerca della Caritas diocesana, d’altro canto, aveva già tracciato un quadro tutt’altro che roseo. Nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2010 con l’aiuto di una trentina di volontari appartenenti a diverse associazioni del territorio, erano stati censiti i senzatetto di Como e ne erano stati individuati 128.
Ma, facevano sapere dalla Caritas, è ipotizzabile che in realtà si arrivi a 150-170 persone.
Di quei 128 intervistati, ben 92 dormono in strada o in rifugi provvisori.
Per esempio, nell’ex Ticosa e, probabilmente, nel letto del Cosia. Soltanto il 28,2% dei senzatetto comaschi si trova, invece, in una delle strutture d’accoglienza del territorio e nell’87,4% dei casi si tratta di uomini.

Federico Trombetta

Nella foto:
La zona sottostante la via Castelnuovo, a due passi da Setificio e Università
8 gennaio 2011

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