Cronaca

«I sindaci vorrebbero i bollettini con il teschio»

L’opinione del geologo Mario Tozzi
«I sindaci vorrebbero bollettini meteo con il teschio e la scritta, in rosso, “pericolo di morte”, ma i bollettini sono documenti scientifici e bisogna saperli interpretare». In Italia manca la cultura dell’emergenza, a partire dai cittadini e dagli amministratori locali, prima interfaccia con gli abitanti quando una calamità si abbatte sul territorio.
Ne è convinto il geologo Mario Tozzi, noto divulgatore scientifico, autore e conduttore di numerosi programmi tv di successo. Quanto accaduto ieri sulle rive del Lario ricalca, seppure in proporzioni per fortuna ridotte e senza vittime, il dramma vissuto l’altro giorno a Genova. Come si può intervenire per evitare il ripetersi di simili situazioni?
«L’unica cosa che bisognerebbe fare è abbandonare le zone pericolose, andare a vivere altrove – afferma Tozzi – Ma mi rendo conto che sia molto difficile procedere in tal senso laddove vi sono situazioni abitative consolidate da tempo. Andrebbe invece fatto in molte parti d’Italia, ma ovviamente non sempre si può».
E allora come difendersi?
«L’unica soluzione, sul Lario come a Genova e nel resto della Penisola, è avvertire per tempo gli abitanti in caso di situazioni critiche, in modo tale da riuscire a salvare le persone, anche se non si riesce a fare altrettanto con i beni materiali. Occorre però che i cittadini siano stati istruiti e sappiano già come comportarsi a fronte di un’alluvione piuttosto che di un’altra calamità».
Se sono previste piogge particolarmente intense, tutti dovrebbero sapere di restare in casa e salire ai piani alti, di non uscire in auto e così via. Ma non basta.
«Chi amministra i territori deve saper decifrare i bollettini e gli avvisi diramati dalla Protezione civile e dal Servizio meteorologico dell’Aeronautica militare. I bollettini devono essere scientificamente attendibili, i sindaci vorrebbero invece che riportassero un teschio con scritto in rosso “pericolo di morte”. Bisogna poi trovare il modo di avvisare in tempo la popolazione: nei piccoli Comuni è facile farlo, in quelli grandi è più complesso».
Altrove però avviene.
«Due anni fa ero a New York quando è arrivato l’uragano Sandy. Nelle strade non c’era nessuno, tranne le auto della polizia. Tutti erano in casa, ai piani alti. Non c’erano neppure auto lasciate in sosta all’aperto: si trasformano in proiettili in caso di inondazioni».

12 Ottobre 2014

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