I sopravvissuti chiedono di tornare alla vita delle persone comuni

Parole come pietre
di Marco Guggiari

Dopo la sentenza d’Appello hanno chiesto un po’ di silenzio e anche dall’altra parte della barricata, quella di chi per mestiere deve raccontare, è difficile non condividere.
Le famiglie Castagna e Frigerio hanno avuto i loro morti. Il sopravvissuto ai colpi che gli sono stati inflitti, rimasto vedovo della moglie, è scampato per miracolo dopo essere rimasto a lungo in bilico tra la vita e la morte. Soli e con il peso del loro dolore, dopo i giorni della strage, padri e figli si sono ritrovati ancora, per oltre quattro lunghi anni, al centro delle cronache.

E mentre Azouz Marzouk, papà del piccolo Youssef e vedovo di Raffaella, ha sempre dato l’idea di avere maggiore familiarità con la ribalta mediatica, gli altri superstiti l’hanno accettata forzando i loro temperamenti, solo per amore di verità e giustizia.
Hanno parlato con noi giornalisti, sono stati in tv, hanno accettato di stare sotto i riflettori di due processi. Hanno subìto insinuazioni e accuse riguardo la loro credibilità o, peggio, la loro stessa innocenza. Hanno sopportato tutto questo per la memoria dei propri cari che non ci sono più.
Adesso che è finita, almeno in attesa dell’ultimo grado di giudizio, la Cassazione, chiedono espressamente di essere lasciati in pace. Chiedono una normalità che non sarà mai tale, ma che vorrebbero fosse almeno il ritorno alla dimensione delle persone comuni, che non cercano pubblicità.
È una pretesa legittima che merita rispetto. Suona, indirettamente, come una riaffermazione di dignità. I semplici tornano ad esistenze semplici, quelle ante dicembre 2006, quelle di sempre. Come Cincinnato tornò all’aratro dopo la missione compiuta.

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