I writers hanno passato il segno

alt(l.m.) Siamo al muro contro muro. Letteralmente. Da una parte, il drappello di volontari dell’associazione X Como Più Pulita; dall’altra, i soliti ignoti graffitari. Imperversano, in città, dal centro alla periferia. Nuove scritte spuntano ogni giorno. Le più recenti addirittura sul Tribunale, sulle colonne del liceo Volta, nelle vie Milano e Mentana e anche sulle colonnine del servizio ecologico “bike sharing”. Nemmeno i palazzi storici di piazza Grimoldi, dove sorge il Vescovado, vengono

risparmiati.
Ma oltre alle “solite” incursioni a suon di bombolette, ora i writer hanno alzato il tiro. Reiterano infatti i reati proprio là dove i volontari – involontariamente – servono loro su un ideale piatto d’argento muri ripuliti e tornati a colore e aspetto originari: «2014 Guerra agli antiwriter» è stato scritto, a vernice nera, su una superficie appena ripulita.
Adesso, però, la città dice basta e chiama in causa chi ha il dovere di mantenere l’ordine pubblico. Lo ha ribadito ieri, al “Corriere di Como”, la presidente dell’associazione, Anna Ballerini: «Abbiamo consegnato dossier, fatto investigazioni sui gruppi che intervengono in città. Adesso però è ora che il Comune o le forze dell’ordine si muovano».
Pronta è arrivata ieri ai microfoni di Etv – emittente che, dieci anni fa, ha lanciato una campagna tv contro i writer – la risposta di Filippo Guglielmino, vicequestore di Como: «Seguiamo il fenomeno e non sottovalutiamo nulla; prenderemo contatti con l’associazione e valuteremo come procedere».
Ma a incalzare le forze dell’ordine e gli amministratori è l’avvocato Claudio Bocchietti, presidente di Confedilizia Como, che condanna senza appello le ultime incursioni dei writer per le vie della città. «La guerra tra i graffitari e la città di Como c’e sempre stata; quello che indigna chi, come noi, vorrebbe una Como dai muri puliti – come si addice a una città turistica e a misura d’uomo, come è di fatto – è non tanto che i vandali dichiarino guerra ai volontari, ma che non vengano ricercati e puniti adeguatamente. La Procura di Como anni fa aveva sgominato una banda di writer».
Secondo Bocchietti, sarebbe meglio agire con ronde o con telecamere? «Non è certo un problema normativo, ormai i reati di tale genere compiuti in centro storico sono perseguibili d’ufficio. Per colpire l’intera filiera dei vandali, da chi lorda a chi fornisce i materiali, serve una risposta vera delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura, che per ora manca. Una risposta che deve essere in senso repressivo. Il fenomeno, a suo tempo, non è stato sconfitto né con le pattuglie né con le telecamere, ma con una operazione di intelligence che ha smantellato l’organizzazione. Ripeto, serve un’azione forte e adeguata alla violenza con cui ci attaccano.
Da parte sua, Marcello Iantorno, assessore alla Sicurezza del Comune di Como, annuncia che «saranno accelerati i controlli anche attraverso la decifrazione dei segni e, una volta individuati gli autori, oltre a subire le sanzioni previste dal Codice Penale, dovranno risarcire pure i danni all’immagine della città e svolgere decine e decine di ore di lavori di pulizia dei muri imbrattati. Vogliamo incrementare il monitoraggio e in tal senso invitiamo i residenti a segnalare questi episodi». Intanto, però, la città rimane sotto il giogo di piccole ma fastidiosissime bombolette.

Nella foto:
Sopra, una delle colonne del liceo classico “Alessandro Volta”. A destra, scritte su un palazzo in piazza Grimoldi. A sinistra, la colonnina del servizio “bike sharing” recentemente imbrattata (fotoservizio Fkd)

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