Iantorno si presenta: «Farò guerra alle “poltrone”»

Le primarie del centrosinistra
Frecciata polemica sui concorrenti: «Sono l’unico candidato del Pd»
«Il sindaco ha nominato 105 persone in altrettante posizioni ben retribuite: quello è il potere vero. Se venissi eletto, le manderei a casa tutte in 4 mesi, per scegliere in modo trasparente gente meritevole e competente». Marcello Iantorno lancia la sua candidatura con una guerra ai «poltronari». Il vulcanico consigliere comunale del Partito Democratico è il quarto, in ordine di tempo, a presentarsi ufficialmente alle primarie del 27 novembre che eleggeranno il candidato sindaco di Como per il centrosinistra. Prima di lui, oltre al consigliere di Paco Bruno Magatti, si erano presentati Mario Lucini (capogruppo del Pd in consiglio comunale) e Gisella Introzzi. Entrambi questi ultimi godono di un appoggio informale di alcune parti del Pd: il primo, della componente che fa capo a Luca Gaffuri, la seconda degli esponenti vicini a Rosalba Benzoni.
La questione dell’appoggio politico, però, non sembra preoccupare Iantorno, che liquida l’argomento con una battuta: «Di tutti i candidati a queste primarie, finora, mi risulta che sia io l’unico iscritto al Pd».
Nella lista dei suoi sostenitori non si notano nomi di spicco del Pd o di altri partiti. Si leggono, però, alcuni notabili comaschi, come l’ex procuratore Giovanni Lo Gatto o il noto penalista Renato Papa. E poi, docenti universitari ma anche tanti giuristi, il bacino naturale di Iantorno, avvocato da oltre 20 anni. Nato a Cosenza («e non scrivo comasco d’adozione perché non sono orfano»), Marcello Iantorno si è gradualmente spostato verso il Nord, «per scelta e non per obbligo». Ha preso la prima laurea in Scienze politiche a Firenze e la seconda in Giurisprudenza, a Milano, dove ha sostenuto l’esame di Procedura penale con Giandomenico Pisapia, padre del sindaco di Milano. Negli anni ’80 è arrivato a Como, «affascinato da una città ricca, dinamica e moderna». Caratteristiche oggi «perdute», e «tutto quel che è stato fatto negli ultimi 5 anni ha soltanto peggiorato la città».
Qualche nota personale, l’introduzione di un avvocato (Gianfranco Procopio) e di un docente universitario (Giorgio La Rosa). Poi Iantorno è entrato nel vivo dei problemi della città. Paratie: «Non è possibile lasciare la situazione in mano a due tecnici comunali. Bisogna affiancare loro un tecnico competente, e subito».
Sulla Ticosa: «Multi (la multinazionale che avrebbe dovuto costruire il nuovo quartiere, ndr) non può sottrarsi dagli obblighi assunti: bisogna eseguire il contratto. Punto». Sull’area Trevitex, «si deve discutere l’accordo di programma, evitando una cattedrale nel deserto e salvaguardando l’impatto ambientale. Dobbiamo mettere una pezza a tutti questi interventi – continua Iantorno – che, comunque, nel complesso appaiono disorganici. Non esiste una visione strategica della città. Anche il lavoro sul Piano di Governo del Territorio (strumento urbanistico che sostituisce il “vecchio” Prg, ndr) è stato fatto in modo quasi segreto, senza informare nessuno». E proprio sul Pgt, Iantorno lancia una proposta molto delicata. «I musulmani comaschi oggi pregano sotto la pioggia, è assurdo. Nel Pgt dovrà essere individuata una soluzione al problema, perché dobbiamo garantire il diritto di culto. So benissimo che dal punto di vista elettorale questa posizione non paga, ma me ne assumo ogni responsabilità: preferisco prendere dieci voti in meno, ma difendere un diritto sacrosanto».
Iantorno insiste sul tema dell’accoglienza: «È necessaria una consulta degli immigrati. Dobbiamo dialogare con loro. Oggi sono il 10% della popolazione comasca, ogni ghettizzazione diventerà un problema quando questa percentuale crescerà». Infine, la cultura: «Le grandi mostre non bastano», e l’università non ha bisogno di «convegni e studi astratti sul campus».

Andrea Bambace

Nella foto:
Il consiglio comunale di Como sarà rinnovato tra pochi mesi. Il centrosinistra farà le primarie alla fine di novembre

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