Ico Parisi, l’artista lariano che piace a Mughini: «È stato un genio unico, una miniera»

Giampiero Mughini

«Il suo laboratorio era un cenacolo per il fior fiore della creatività italiana, è stato un genio unico, una miniera, fin dagli anni della collaborazione con Giuseppe Terragni. E sapeva essere lungimirante, andava sempre in giro con la macchina fotografica, documentava tutto, curioso di tutto».
Giampiero Mughini, scrittore e giornalista, personaggio tv nonché collezionista di tutto ciò che sa di Novecento, è felice che a Como ci si ricordi dell’amico Ico Parisi, l’anno scorso grazie alla riedizione del catalogo della mostra di Villa Olmo Colori e forme della casa d’oggi del 1957 che vide il designer comasco capofila. L’iniziativa era a cura dell’Ance, l’associazione degli edili lariani, che ora ripubblica da Nodo a cura di Paolo Donà le Lettere ai Parisi di Gio Ponti, genio del design e dell’architettura del ’900 presentate ieri pomeriggio in occasione della mostra di design storico “Vivere alla Ponti” nel Ridotto del Sociale. L’incontro è stato una acuta rilettura multimediale dell’opera di Parisi da parte di Donà, capace di raccontarne il genio come un romanzo o un film grazie a una originale presentazione multimediale.
«Amo Parisi, è stata una delle amicizie più belle della mia vita – dice Mughini – così come amo Como e il vostro futurista Antonio Sant’Elia di cui ho collezionato varie pubblicazioni, così come i libri che parlano dell’architetto Giuseppe Terragni».
Ma è anche deluso, Mughini: «Mi aspetto che la Casa del Fascio di Terragni, patrimonio di tutta l’umanità, sia tra i beni culturali tutelati dall’Unesco. Peccato, però, che siano stati tolti i bassorilievi firmati dall’artista Mario Radice, per cieca furia iconoclasta. una vera iattura. Peccato poi avere la memoria corta, viziaccio italiano. Mi domando quanti effettivamente sappiano che sul Lario ha operato un genio come Parisi, uno dei giganti assoluti dell’architettura e del design europei, specie durante gli anni Cinquanta. Ineguagliabile». «Conservo gelosamente il numero della rivista Quadrante dedicato alla Casa del Fascio – rivela Mughini – dove furono pubblicate le foto scattate dal giovane Ico, allora “ragazzo di bottega” dello studio Terragni. E ho avuto la fortuna di scovare in un laboratorio tre suoi pezzi storici, una scrivania, una consolle e una libreria. Oggi le quotazioni dei suoi pezzi di design alle aste sono alle stelle, con cifre da capogiro».
E prosegue: «Ho conosciuto Parisi per un’intervista nel suo laboratorio-negozio “La ruota” di Como. E siamo diventati amici negli anni Novanta, lo visitavo spesso nelle sue case lariane, in città e sul lago, arredate in modo unico, dove tutto aveva la sua impronta. Era un cenacolo per il fior fiore dell’intelligenza e della creatività italiana. Mi fece vedere le lettere che si scambiavano con l’architetto Gio Ponti: parole sempre accurate, preziose, prelibate, sempre con un disegno a suggello. Altro che gli sms di oggi. Avrei fatto i salti mortali per averle, da collezionista, ma giustamente lui li ha conservati e poi affidati alla Galleria Civica di Modena. Con Ico, personaggio di tale grandezza e qualità pari in Europa solo a Carlo Mollino, salimmo fino in cima al Monumento ai Caduti di Como, ispirato da un disegno di Sant’Elia. E sostando davanti alla Casa del Fascio diceva: “Ma quale razionalismo… È poesia allo stato puro».
Il ricordo più bello che ha di Parisi? «Gli spaghetti tipicamente meridionali, lui era di origine siciliana e non se lo dimenticava, che ci cucinava personalmente, mangiati sulla sua mensola da pranzo orizzontale, l’uno accanto all’altro».

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