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IDEA: LE POSTE PENSINO ALLA POSTA

diGIORGIO CIVATI

Disagi per il ritiro delle raccomandateLibri e dischi, telefoni cellulari e relativi abbonamenti, servizi finanziari, investimenti, polizze assicurative. Addirittura uno scooter, piazzato in bella mostra in mezzo al salone. Un negozio oppure un centro commerciale? No, niente affatto. Questa è la descrizione delle Poste di via Gallio, a Como. L’ufficio principale della città: un bazar, quasi, come del resto un po’ tutti gli sportelli postali d’Italia da qualche tempo a questa parte. Un bazar dove la corrispondenza sembra non avere

più la centralità che le spetta, e con essa anche gli utenti. Cioè tutti noi.Ieri, per esempio, non sono mancati i disagi. Grazie a quella che hanno chiamato “riorganizzazione”, le Poste non permettono più il ritiro delle raccomandate, per chi non è reperibile al momento della consegna, allo sportello sotto casa. L’operazione è deputata a pochi uffici. E così si sommano due disservizi: primo, doversi recare anche dall’altra parte della città; secondo, subire spesso code e lungaggini. Sono fastidi frequenti, che ciclicamente si ripetono. E anche se impiegati volonterosi cercano di darsi da fare per aiutare gli utenti, è il meccanismo che evidentemente fa acqua. Non solo a Como, anche se ovviamente è alla nostra città che noi guardiamo.Sembra quasi che le Poste si siano impegnate negli ultimi anni a fare di tutto tranne che il loro lavoro principale. Hanno fatto concorrenza alle banche, e questo è in parte comprensibile: hanno conto correnti e risparmi, ovvio che propongano anche investimenti.Ci risulta però meno ovvio il tentativo di commerciare un po’ in tutto. Servono pentole? In Posta si trovano. Penne, cancelleria e fogli? Pure quelli ci sono, nessun problema.A dire il vero, invece, di problemi ce ne sono, e parecchi. La “riorganizzazione” che ha peggiorato il servizio sul fronte delle raccomandate, per esempio, ha fatto altri danni. Vogliamo parlare della posta prioritaria, che doveva costare di più garantendo la consegna entro il giorno successivo? Ci è rimasto il francobollo più caro senza alternative e, a quanto ci risulta, senza nemmeno più garanzie sui tempi.In un mondo che corre in una direzione, magari scompostamente, le Poste pare vadano da tutt’altra parte. Che badino al marketing, ma senza i contenuti specifici che dovrebbero rappresentare il “Dna” dell’ente, il fulcro del servizio. Che puntino su tutto tranne che sulla vecchia, banale ma importante corrispondenza, senza dare più di tanto importanza all’utente. E se invece le Poste badassero, semplicemente e principalmente, alla posta?Leggi l’articolodiTrombettainPRIMO PIANO

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