Identità sonore milanesi alla mostra di Villa Olmo

Ritratti originali e inediti di musiche urbane e identità sonore, pentagrammi che hanno un ruolo convivale e una forte implicazione  sociale, e il tutto sulla riva del Lario, con uno sguardo al passato fatto di registrazioni storiche e pagine poco note al grande pubblico, per valorizzare i nostri patrimoni culturali che sono fatti anche di note e di chi le crea, e non solo di monumenti. “L’esperienza culturale dell’Autunno musicale di Como è un bene culturale prezioso, da non disperdere”. Parola di Nicola Scaldaferri, ospite giovedì alle 18.30 del ciclo di incontri culturali nell’atrio di Villa Olmo, in occasione della mostra “Com’è viva la città”. L’esperto di etnomusicologia terrà una conferenza con proiezioni dal titolo “Paesaggi sonori e pratiche musicali nella Milano del secondo Novecento”. E non si mancherà di fare riferimento al corposo archivio dell’ente musicale che ebbe sede proprio a Villa Olmo, su impulso di Italo Gomez e Gisella Belgeri. “Iniziative come il circuito “Canto delle pietre” e il ciclo di eventi nel Mediterraneo “Culture dei mari” cui ho partecipato anche io come studioso in occasione di un ponte culturale con l’Albania – dice Scaldaferri – sono davvero pionieristiche. Per fortuna un apposito ente, l’associazione Nomus ( centro culturale della musica del novecento fondato da Maddalena Novati, impegnato sia nella catalogazione e archiviazione digitale di rassegne e festival attivi nella musica contemporanea, con particolare focus sulla storia della musica elettronica in Italia, ndr), del cui comitato scientifico faccio parte anche io, si sta occupando della digitalizzazione del suo archivio, esperienza davvero unica in Italia”.

A Villa Olmo il professor Scaldaferri tornerà giovedì per parlare nell’ambito della grande mostra  dei suoni di Milano, con i suoi teatri, i suoi festival e i suoi artisti. Una città “viva” come vuole il titolo della mostra curata da Giacinto Di Pietrantonio, anche perché è da ascoltare, una realtà dove i paesaggi sonori rivelano complesse relazioni tra l’uomo e il suo ambiente, trovando risonanza anche nelle pratiche artistiche.
Con l’ausilio di esempi sonori ed audiovisivi, nell’incontro di giovedì verranno toccate le principali tappe di un percorso che, dal secondo dopoguerra in poi, ha visto le componenti sonore di una città in trasformazione interagire con le pratiche musicali, sia a livello popolare che nella sperimentazione artistica più avanzata: dalle registrazioni sul campo di Roberto Leydi (pioniere a sua volta dell’etnomusicologia che molto collaborò con l’Autunno Musicale di Gomez) al mondo sonoro di un maestro lombardo come Gino Negri fino  alle canzoni del ciclo “Milanin Milanon” di Enzo Jannacci, dalle sperimentazioni di John Cage all’uso del suono amplificato come forma di protesta ed appropriazione degli spazi urbani.

Nicola Scaldaferri è professore associato e tiene i corsi di Etnomusicologia e Antropologia della Musica presso l’Università di Milano, Dipartimento di Beni culturali e ambientali. Originario della comunità arbëreshe di S. Costantino Albanese (Potenza), ha compiuto studi musicali presso il Conservatorio di Parma (violino e composizione) e musicologici presso l’Università di Bologna (laurea e dottorato di ricerca in Musicologia), trascorrendo periodi formativi all’estero (in particolare, è stato studente Erasmus a Paris VIII e Visiting Fellow presso la Harvard University). Lavora presso l’università di Milano dal 2002, prima come ricercatore e poi come professore associato, mantenendo un’intensa attività scientifica e didattica sul piano internazionale: tra le altre cose, è stato Fulbright Scholar presso la Harvard University e Visiting Professor presso l’università di San Pietroburgo. Tra i suoi principali interessi: la musica elettroacustica, soprattutto le esperienze pionieristiche milanesi dello studio di fonologia della Rai; le pratiche musicali dell’Italia meridionale, con ricerche concentrate soprattutto in Basilicata e nelle comunità arbëreshe; l’epica balcanica, con ricerche sul campo condotte in Albania e Kosovo. Negli ultimi anni si sta occupando di strumenti musicali dell’Africa occidentale, svolgendo ricerche soprattutto in Burkina Faso e Ghana. In parallelo ha sempre svolto ricerche sulle pratiche musicali della realtà milanese e lombarda, collaborando intensamente con l’Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia, di cui dirige la collana di pubblicazioni assieme a Renata Meazza. Tra le sue numerose pubblicazioni si segnalano in particolare i volumi: Musica nel laboratorio elettroacustico. Lo studio di fonologia di Milano e la ricerca musicale negli anni ‘50 (Lim Lucca, 1997, vincitore del Premio Internazionale Latina di Studi Musicali); Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana (Squilibri, Roma, 2006, realizzato in collaborazione con il fotografo Stefano Vaja e vincitore del premio dell’ANCI Musica e Territorio); Patrimoni sonori della Lombardia. le ricerche dell’Archvio di Etnografia e Storia Sociale (Squilibri, Roma, 2008), curato con Renata Meazza. Ha inoltre curato, con Gretel Schwörer e Eckehar Pistrick, il volume Audiovisual Media and the Issue of the Identity in the Balkans (Cambridge Scholar Publishing, 2012). Ingresso libero.

Lorenzo Morandotti

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