Ieri lezioni sospese a Como. Molti istituti semideserti

L’ordinanza – Da oggi l’attività riprende regolarmente
Solo nei nidi presente il 50% dei bambini
«Le scuole sono aperte, ma non si fa lezione» equivale a dire «ragazzi, statevene a casa». L’ordinanza anti-gelo del Comune di Como disponeva la chiusura delle scuole, sabato, e l’apertura degli istituti, ieri, ma con l’attività didattica sospesa. Un ibrido che, dati alla mano, si è trasformato in un giorno in più di vacanza per gli studenti. Diversi bambini sono stati portati al nido, probabilmente perché i genitori non sapevano dove lasciarli. Poche le presenze di ieri agli asili, per
rasentare lo zero alle elementari, medie e superiori. Da oggi, comunque, tutte le scuole del capoluogo sono di nuovo regolarmente aperte. Ma vediamo nel dettaglio i dati di ieri.
NIDI, ASILI, ELEMENTARI E MEDIE
Le classi dei nidi comunali erano piene al 50%. Su un totale di 412 bambini iscritti (escludendo gli spazi-gioco di Lora, Palestro e Sagnino) ieri mattina erano in aula in 201.
Percentuali decisamente più basse, invece, negli istituti comprensivi che raccolgono asili, elementari e medie. Molte scuole erano senza alunni: le medie “Leopardi”, “Fogazzaro”, “Luini”, “Foscolo”, “Virgilio”, “Marconi” e “Massina”. Un solo studente alla “Parini”, quattro alla “Moro” e cinque alla “Don Milani”. In tutte le scuole medie pubbliche della città, sono entrati solamente dieci ragazzi. Numerose anche le elementari senza studenti. L’istituto di via Giussani, di Lora, la “Sinigaglia”, le scuole di via Acquanera, di piazza IV Novembre e di Breccia. Pochi, pochissimi i bambini che hanno varcato la soglia d’ingresso degli asili: la struttura più popolata era quella di Monte Olimpino, con il 40% delle presenze.
In totale, in tutte le scuole degli istituti comprensivi di Como era presente solamente il 6,43% degli alunni. I docenti, invece, dovevano essere a scuola per garantire l’assistenza agli studenti, anche qualora se ne fosse presentato uno soltanto (ed è successo alla media “Parini” e alle elementari di “Tavernola”). Lunedì 30 gennaio erano presenti – in tutte le scuole degli istituti comprensivi comaschi – 3.187 alunni, contro i 319 di ieri. In altre parole, ieri sono rimasti a letto quasi 3mila studenti (superiori escluse).
SCUOLE SUPERIORI
Completamente deserte, almeno quelle della città di Como. «In tutto si sono presentati all’ingresso nove studenti – spiega Pasquale Clemente, preside dell’istituto “Ripamonti” – I docenti, invece, erano regolarmente al lavoro. Dire “lezioni sospese” ai ragazzi è come invitarli a stare a casa, ovviamente». «Già non vengono quando c’è lezione, figurarsi quando l’attività didattica è sospesa – ironizza Enrico Tedoldi, preside dell’istituto tecnico “Magistri Cumacini” – Scherzi a parte, stamattina (ieri, ndr) a scuola non si è presentato nemmeno un alunno. Il personale, però, era al gran completo: cento docenti, bidelli, tecnici e assistenti. Nella piana di Lazzago, alle 8 di mattina il termometro segnava 12 gradi sotto zero».
Situazione simile anche al liceo classico “Alessandro Volta” dove, spiega la preside Luciana Telluri, «si sono presentati solamente due alunni. Era prevedibile». L’ordinanza del Comune, secondo la dirigente, non era sbagliata. Forse un po’ tardiva. «Il freddo era davvero intenso, i marciapiedi ghiacciati. Il bacino d’utenza della nostra scuola è molto ampio, i ragazzi arrivano da ogni parte della provincia. Chi abita lontano avrebbe avuto qualche difficoltà ad arrivare. L’unico appunto è sulla tempistica: abbiamo saputo dell’ordinanza nel pomeriggio di venerdì, avremmo apprezzato un po’ d’anticipo». Aule deserte anche al setificio “Paolo Carcano”, un solo studente all’istituto tecnico “Caio Plinio Secondo”.
DOCENTI IN CLASSE
Mentre Cantù ha ordinato la chiusura totale delle scuole sia sabato sia ieri, Como ha scelto di chiudere gli istituti solo sabato, aprendoli invece ieri, anche se senza lezioni. I professori, quindi, erano presenti nelle classi vuote.
«L’ordinanza di Como è originale e fuori luogo – attacca Giacomo Licata, segretario provinciale della Cgil Scuola – Se l’obiettivo era garantire l’incolumità dei ragazzi, allora il Comune avrebbe dovuto chiudere le scuole. Questo “ibrido”, invece, ha solamente creato confusione nelle famiglie. Anche dal punto di vista contrattuale, era una forzatura: nel contratto dei professori viene specificato che, in assenza di attività didattiche, il docente non è tenuto a venire a scuola. I docenti, comunque, si sono presentati al lavoro, anche per venire incontro alle famiglie che non hanno avuto tempo di organizzarsi in altro modo».

Andrea Bambace

Nella foto:
Superiori praticamente deserte in città. Al liceo classico (nella foto Fkd) si sono presentati solamente due alunni

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