Il 50enne in carcere: «Non pensavo di poter far male a qualcuno»

La bimba ferita dopo Italia-Germania
L’assicuratore incensurato attende al Bassone l’interrogatorio per la convalida del fermo

Un proiettile conficcato nella spalla di una bambina di 10 anni e altri quattro finiti contro un muro di via Bellinzona, a poca distanza dal punto in cui viaggiava l’auto dei genitori della piccola ferita. Tutti a un’altezza tale da poter colpire un passante o altre vetture in transito.
Di questo dovrà rispondere l’assicuratore 50enne che, dalla tarda serata di sabato, è in carcere al Bassone, accusato di aver ferito la piccola di Ponte Chiasso.
L’uomo, Leonardo Zarrelli, celibe
, assicuratore con la passione delle armi, vive solo in un appartamento di via Barberini. Sabato scorso, nel tardo pomeriggio, i carabinieri della compagnia di Como si sono presentati a casa sua e lo hanno portato in caserma.
Interrogato per oltre tre ore dal pubblico ministero Mariano Fadda, titolare dell’inchiesta è stato infine trasferito in carcere al Bassone. L’accusa per il 50enne, incensurato e senza alcun precedente, è di tentato omicidio, imputazione che potrebbe essere modificata in lesioni personali aggravate.
Oggi o al più tardi domani, l’assicuratore dal passato irreprensibile sarà interrogato dal giudice per l’udienza preliminare Francesco Angiolini, che dovrà prendere una decisione sulla convalida del fermo. In attesa di incontrare il gup, Zarrelli, che ieri mattina ha parlato con il legale difensore Massimo Di Marco, continua a ripetere di essere sconvolto per quanto accaduto.
Fino all’arrivo dei carabinieri, l’assicuratore giura di non aver minimamente pensato di poter essere stato lui a ferire la bambina. Il 50enne ha letto la notizia di quanto accaduto a Monte Olimpino, ma il suo commento sarebbe stato: «Ma come si fa a sparare in mezzo alla gente?».
Giovedì notte, su questo non ci sono dubbi, dopo la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra l’assicuratore ha sparato. Ha impugnato una carabina calibro 22 – una delle 13 armi tra pistole e fucili che Zarrelli aveva in casa, legalmente detenute – e ha esploso cinque colpi. Secondo quanto ha lui stesso ammesso, ha puntato l’arma contro una lattina che aveva appeso sul balcone, una sorta di bersaglio artigianale.
«Non pensavo assolutamente di poter fare danni o addirittura di poter fare male a qualcuno», ha ripetuto il 50enne.
«Forse – è stata la sua riflessione una volta portato in caserma – non ho tenuto conto del fatto che i proiettili, deviati dalla lattina, potessero cambiare traiettoria».
Il ferimento della bambina e i rilievi balistici effettuati dai carabinieri della scientifica in via Bellinzona dimostrano indubbiamente che le conseguenze del folle tiro al bersaglio potevano essere addirittura peggiori. Leonardo Zarrelli però continua a ripetere di non riuscire a capacitarsi di quanto sarebbe accaduto. In attesa di riscontri oggettivi, non esclude neppure che possa essere un terribile sbaglio, che non sia partito dalla sua carabina il colpo che ha ferito la bambina di 10 anni di Ponte Chiasso.
Non sembrano avere dubbi invece gli inquirenti. Le indagini dei carabinieri di Como sono partite giovedì notte, subito dopo il ferimento della piccola, e non si sono fermate finché il presunto colpevole non è stato portato in caserma. I militari dell’Arma hanno sequestrato i filmati dei video amatoriali girati dai tifosi durante i caroselli e li hanno visionati alla ricerca di elementi utili.
Nel frattempo però, hanno spulciato tra i registri dei titolari di porto d’armi residenti nella zona e hanno stilato una lista di possibili sospettati. Nell’elenco c’era anche il nome di Leonardo Zarrelli. Per l’assicuratore, le armi sono la passione di una vita. Nel tempo, in casa ha accumulato 13 armi tra pistole e fucili, tutti regolarmente detenute.
Prima di bussare alla sua porta, i carabinieri di Como hanno atteso l’esito di un ulteriore accertamento che si è rivelato determinante, quello del laser pointer, un dispositivo in grado di accertare con un ridottissimo margine di errore la traiettoria di un colpo e il punto dal quale è stato esploso. Gli esperti che hanno effettuato la prova, ricostruendo esattamente il momento in cui la bambina è stata colpita, hanno indicato proprio il balcone dell’appartamento di Zarrelli. Un ultimo controllo incrociato, poi la decisione di procedere.

Anna Campaniello

Nella foto:
I controlli dei carabinieri sul muro di via Bellinzona dove si sono conficcati 4 colpi. Tutti a un’altezza pericolosa per passanti e auto (fotoservizio Fkd)

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