Il Big Bang delle banche svizzere

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La caccia agli evasori
L’analisi del professor Paolo Bernasconi sulla “Voluntary Disclosure” voluta da Letta

(da.c.) Una volta c’erano gli scudi fiscali del ministro Tremonti. Adesso c’è la Voluntary Disclosure del premier anglofono Enrico Letta. La sostanza, però, è identica: convincere gli italiani che hanno blindato i propri soldi nei forzieri svizzeri a fare ammenda. E a tornare in patria con il portafogli pieno.
Il governo di Roma ha approvato venerdì il decreto che ipotizza il percorso a ritroso dei soldi

oggi depositati nelle banche della Confederazione.
La Voluntary Disclosure (letteralmente, “divulgazione volontaria”), altro non è che una sorta di autodenuncia che assicura a chi aderisce un salvacondotto penale (ma non fiscale).
In Ticino, nella terza piazza finanziaria rossocrociata, la nuova iniziativa italiana è ovviamente sotto i riflettori di tutti gli osservatori interessati. L’avvocato luganese Paolo Bernasconi, docente universitario, è tra i massimi esperti di diritto tributario comparato. «Ormai – spiega – sono tramontati gli anni della Svizzera paradiso degli evasori fiscali, quando fiumi d’oro, di lire e di euro passavano indisturbati il confine. Da allora, sono schizzate a mille le rogatorie fiscali. Basta che l’Italia lo chieda e otterrà la clausola di scambio di informazioni, già concessa a una quarantina di nazioni e allargata anche all’evasione fiscale. In quel momento, l’Italia toglierà finalmente la Svizzera dalla sua black list, una vera angheria da parte di Roma».
Ma quale sarà la reazione delle banche elvetiche alla “voluntary disclosure” e al possibile rimpatrio di capitali?
«I banchieri di Lugano si preparano a un altro Big Bang. Tra un paio d’anni diventerà punibile il banchiere che ricicla patrimoni frutto di frode fiscale. Per questo tutti raccomandano all’evasore fiscale straniero di cogliere quest’ultima occasione. Ovvero, regolarizzarsi, così come hanno fatto migliaia di contribuenti Usa, tedeschi, spagnoli, portoghesi».
È vero che le banche svizzere ostacolano i grossi prelievi in contanti da parte degli evasori fiscali italiani?
«Non ci sono discriminazioni di nazionalità. Le misure di prudenza imposte dall’autorità svizzera di vigilanza sono sempre più restrittive. Al cliente rimane sempre la possibilità di una semplice procedura provvisionale davanti al pretore svizzero per obbligare la banca a eseguire le sue istruzioni. Almeno finché il Parlamento di Berna non introdurrà le norme sul riciclaggio fiscale imposte a tutti i Paesi aderenti all’Ocse».
Pensa che l’accordo fiscale tra Italia e Svizzera sia più vicino?
«Fra i nostri Paesi i legami sono così variati e stretti da rendere utilissimo un Forum come quello che si apre giovedì prossimo e che spazia dall’economia ai trasporti, dall’energia alla cultura, all’educazione e alla ricerca. Il tema fiscale è attuale, ma non è l’unico. Malgrado il manganello agitato dai populisti per fini elettorali, per tradizione la Svizzera è votata alla mediazione e al compromesso. Cercherà un accordo a ogni costo. Ma oggi, dopo la scelta italiana dello sconto per chi rimpatria i capitali evasi, possiamo offrire poco».
Oltretutto, come accennava prima, si profila all’orizzonte lo scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali.
«A ottobre il governo svizzero ha firmato la Convenzione di Strasburgo, imposta dall’Ocse e dal G20, con cui si rafforza la cooperazione fiscale nel mondo. Secondo il Parlamento, non potrà entrare in vigore prima che tutti l’abbiano ratificata. Quindi, anche la stessa richiesta dell’Ue aspetterà. Intanto, però, funzioneranno le cosiddette “rogatorie fiscali di gruppo” che, sull’esempio di quelle Usa ora sperimentate a Vaduz, permettono di colpire centinaia di frodatori contemporaneamente e non più uno alla volta, come succedeva prima».
Ma oggi, per parafrasare il titolo di un suo fortunato libro, che cosa direbbe a un cliente che le chiedesse “avvocato, dove vado”?
«Anzitutto, alla larga dalle isolette e dagli staterelli senza ritorno – ancora offerte da consulenti interessati – dove il patrimonio non è più sotto controllo. Resta lo spossessamento a favore dei familiari mediante fondazioni e trust irrevocabili e discrezionali».

Nella foto:
Stanno rapidamente tramontando i tempi dei versamenti in contanti nelle banche d’oltrefrontiera

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