Il Broletto senza campane. È stato avviato il restauro: l’operazione costerà 80mila euro

Alle 11.30, la prima delle 5 campane del Duomo è stata dolcemente accompagnata fuori dalla torre del Broletto.
Saldamente agganciata e imbragata, è stata fatta scendere lentamente a terra da un’imponente gru. Sono cominciate così, ieri mattina, le operazioni di rimozione delle campane che dovranno ora essere restaurate prima di poter tornare a risuonare in riva la lago.
Tanti i curiosi che si sono fermati, naso all’insù, a osservare le varie fasi dei lavori. Le 5 campane, peso complessivo di 5.280 chilogrammi, verranno ora trasferite in Austria, a Innsbruck, nella ditta Grassmayr, storica fonderia attiva dal 1599 e specializzata nel restauro di campane storiche. «I lavori verranno ultimati, salvo intoppi in fase d’opera, entro la fine dell’estate. E al massimo in autunno saranno ricollocate, dopo la benedizione del vescovo di Como, nel loro posto originario. Stiamo ovviamente anche pensando a come poter far ammirare le campane, prima di issarle, ai tanti cittadini curiosi di osservarle da vicino», interviene Roberto Luigi Botta, presidente dell’associazione italiana di campanologia, curatore del progetto di restauro.
Costo dell’operazione: circa 80 mila euro. «Li abbiamo messi insieme con una raccolta di fondi, donazioni e altre risorse come quelle dell’amministrazione della Cattedrale», spiega sempre Botta.
Sul Broletto ci sono quattro campane di proprietà della Cattedrale: il campanone del 1884 (il fonditore fu Giulio Cesare Bizzozzero di Varese) che pesa 1750 chili, la campana mezzana (anno di fusione 1458, ignoto il creatore) del peso di 950 chili, la campana mezzanella, 340 chili risale al 1738 ed è stata fatta da Francesco Comolli, così come la campana piccola del 1750, 240 chilogrammi. Infine la campana civica con lo stemma del Comune, risalente al 1448 e del peso di circa 2000 chili.
A fonderla fu il francese Guillaume de Clermont. Dal 2007 la campana civica batte sole le ore ma non suona più mentre quelle del Duomo sono ferme da 3 anni e mezzo. Presenti alle operazioni di smontaggio anche l’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi, Luigi Cavadini, gli ingegneri coinvolti nel progetto e i referenti della Cattedrale, tutti concentrati nell’osservare il lavoro dei tecnici. Le cinque campane sono montate su un’incastellatura metallica collocata nel 1949 e sospesa al telaio con dei ceppi in ferro.
L’azionamento è elettromeccanico fin dagli anni 50. Dalla sua collocazione nel 1949 l’intera struttura «non ha mai subito operazioni radicali di restauro, ma solo sporadici e irresponsabili interventi di semplice manutenzione ordinaria e ciò è la causa delle condizioni di grave degrado in sui si trova oggi l’intero complesso», spiega Roberto Luigi Botta.
Da qui la necessità, confermata da ripetuti sopralluoghi svolti negli ultimi anni, di intervenire. Ora le campane, arrivate a destinazione, saranno innanzitutto analizzate per verificare il tipo di intervento da eseguire.
Sarà inoltre compiuta un’analisi tonale e le campane verranno così accordate.
Poi largo a una revisione integrale e a una riverniciatura dell’incastellatura del 1949.
Dopodiché si passerà alla progettazione e alla fornitura di cinque nuovi ceppi di sostegno, in legno, delle campane, di cinque nuovi battagli e motori e cinque nuovi elettrobattenti. Previsto, ovviamente, un nuovo quadro comandi computerizzato per programmare e far funzionare le campane. Il sistema verrà collocato nella sacrestia della Cattedrale e sarà possibile programmare le campane ogni anno.

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