Il calcio e la ricerca. Le due vite di Michela, giocatrice del Como 2000

Storie – La giocatrice del Como 2000, protagonista sui campi di serie A, nella vita di tutti i giorni studia come produrre farmaci nel laboratorio dell’Università di Milano
C’è un calcio di serie A che non è solo lustrini e contratti milionari con televisioni e giocatori osannati e star ad ogni livello. Ma, in Italia, c’è anche gente che, seppure giocando nella massima categoria nazionale, deve fare i conti con il proprio lavoro, a suon di sacrifici, per cercare di conciliare gli impegni agonistici e la vita di tutti i giorni.
Lo possono testimoniare le ragazze che militano nel Como 2000, formazione femminile che da questa stagione gioca, appunto, nella serie

A tricolore. Una realtà ben differente rispetto a quella dei loro colleghi maschi.
Lo può testimoniare Michela Pellizzoni, vicecapitano della formazione lariana, che fa un lavoro delicato che concilia con l’attività calcistica.
«Mi sono laureata a Milano in Biotecnologia del farmaco – spiega – e poi ho vinto un posto di dottorato di ricerca all’Università. Ho una borsa di studio per tre anni».
Un lavoro di estrema delicatezza e responsabilità, quello di Michela. «Sono nel laboratorio di ricerca – spiega – e in pratica studio come produrre i farmaci». Un impegno che vede la Pellizzoni in prima linea ogni giorno a Milano dalle 9 alle 17.30. «E quando finisco – dice – per tre volte alla settimana prendo il treno e corro a Como, per partecipare agli allenamenti della mia squadra».
Il che significa organizzarsi con attenzione. «Preparo alla sera la borsa con gli indumenti da gioco e la lascio in macchina, visto che quando scendo dal treno corro subito al campo. Ma non è un problema, l’importante è regolarsi».
Classe 1979, residente alle porte della città, Michela Pellizzoni ha iniziato a giocare nel 1989, quando aveva 10 anni. Ha girato varie squadre, prima di approdare, nel 1999, al Como 2000. Il suo ruolo è centrocampista esterno.
«Quella nel mondo del calcio – afferma – è una esperienza tosta, in cui si devono fare tanti sacrifici. Adesso, in serie A, giochiamo al sabato, ma di solito le nostre partite erano alla domenica. E, soprattutto quando si è giovani, si soffre nel non potere uscire al sabato sera e stare attenti un po’ a tutto, a partire dall’alimentazione. Perché, anche se non siamo professioniste, dobbiamo comunque essere professionali».
Da quest’anno, poi, alla guida della formazione biancoazzurra c’è Mario Manzo, ex giocatore che vanta lunghi trascorsi nel calcio che conta, anche con il Como. La sua squadra gioca bene, ma finora, su sei incontri disputati, ne ha pareggiati quattro e persi due. Manca ancora la vittoria. La speranza è che arrivi sabato prossimo, quando le lariane affronteranno in casa la formazione del Firenze.
«A noi manca un pizzico di malizia – sottolinea ancora Michela – e, in serie A, quando sbagli vieni punito subito. Gli avversari non perdonano: ma stiamo crescendo e con l’aiuto di un allenatore esperto come Mario Manzo sono sicura che ci toglieremo molte soddisfazioni».
Un uomo di lunga esperienza, come lo stesso Manzo, che apporto può dare a una squadra di serie A donne? «Lui ha avuto il merito di calarsi con grandi impegno e passione nel nostro mondo – dice ancora la centrocampista del club lariano – Manzo ci può sicuramente aiutare a migliorare, assieme al suo vice Antonio Quartodecimo. Per esempio, sta svolgendo un grande lavoro sulle palle ferme che sta dando i suoi frutti».
Studentessa laureata con il massimo dei voti, ricercatrice e calciatrice di serie A. «Michela è un esempio per tutti – dice il suo presidente, Antonio Aquilini – Una persona che ha sulla pelle il Como 2000 e che, soprattutto, è una vincente nella vita. Per il nostro club è un punto di riferimento anche per il suo carattere, che l’ha portata a superare brutti infortuni. Ha fatto, e fa, tanti sacrifici e merita la massima stima».
«Lei ha già il patentino di allenatrice – afferma il massimo dirigente del club lariano – e sono sicuro che, fra qualche anno, potrà realizzare il mio sogno, quello di avere uno staff tecnico della prima squadra tutto composto da atlete cresciute nel nostro club». Ma ci sarà tempo per pensarci. «Ci tengo che lo sottolineiate – conclude ridendo Aquilini – anche perché non vorrei che Manzo, il nostro allenatore, si arrabbi nel leggere queste affermazioni».

Massimo Moscardi

Nella foto:
La rosa del Como 2000, formazione di calcio femminile allenata da Mario Manzo che milita nel campionato di serie A

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