Il canestro di Cantù si era rotto già da qualche anno. Parlano due tifosi speciali
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Il canestro di Cantù si era rotto già da qualche anno. Parlano due tifosi speciali

Il “giocattolo” Pallacanestro Cantù si è rotto ormai da qualche anno. Ora che Dmitry Gerasimenko è disposto a regalarlo, per i guai personali dell’ormai ex magnate russo dell’acciaio, esule a Cipro, serve qualcuno che se lo prenda.
Giorgio Gandola, giornalista che ha vissuto tanti anni a Cantù, già direttore a La Provincia a L’Eco di Bergamo e oggi firma su La Verità, ricorda come nel novembre di due anni fa, proprio sul quotidiano di Maurizio Belpietro avesse prefigurato questo destino per la squadra.
«C’erano già tutti gli elementi – ricorda Gandola – dall’inchiesta in Russia ai problemi con Putin. Gerasimenko era scomparso a Cipro. Purtroppo si tratta di una china già prefigurata. Si è permesso a Gerasimenko di decanturinizzare il basket. Un processo devastante per anima e sangue del territorio. Territorio che è sempre stato un valore assoluto per la Pallacanestro Cantù».
«Gerasimenko non si è mai reso conto dell’importanza della storia della società e del suo legame con i canturini. Si era limitato a citare un film di Celentano» ricorda Gandola.
Un vero smacco per una piazza, che dalla provincia, per anni, aveva dominato l’Europa del basket.
Il giornalista chiude con una speranza. «Varese insegna – dice – è il momento che si muova un gruppo di imprenditori per subentrare e fare tornare la pallacanestro a Cantù ai livelli di dignità sportiva che merita».
Alessandro Corrado oggi della Pallacanestro Cantù è solo tifoso, ma ne è stato vicepresidente quando suo padre, Francesco (scomparso nel 2015), ne era presidente e proprietario.
Quindi presidente, nei primi anni dell’era Cremascoli, quando arrivò a una finale scudetto e a una finale di Coppa Italia.
«Sono situazioni non facili – dice Corrado – Ci siamo passati anche noi. Non mi sento di condannare Gerasimenko. Gestire una società sportiva ad alto livello presenta problematiche enormi. Un debito, e si rimane sempre soli. Guardate la storia degli Allievi, poi quella dei Polti, di mio padre e di Anna Cremascoli, fino a Gerasimenko. Gestire lo sport a certi livelli è sempre più difficile. Anche il mondo delle sponsorizzazioni è cambiato».
Il giocattolo è rotto insomma. Ma ora serve qualcuno che lo possa aggiustare, come è successo in passato. Sempre.

16 Nov 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


UN COMMENTO SU QUESTO POST To “Il canestro di Cantù si era rotto già da qualche anno. Parlano due tifosi speciali”

  1. Cantù ha un settore giovanile fortissimo. Il PGC è una realtà che in Italia pochi hanno. Bisogna avere Il coraggio di ripartire da lì, lasciar perdere di mettere insieme giocatori per una mediocre ma costosa serie A e costruire, partendo dalla squadra di C Gold la rinascita cestistica di Cantù. Affidare la storia del basket canturino a questa persona è stato un grave errore che lascerà il segno a lungo. Non basta dire perché è l’unico che aveva (quali?) soldi. Altre scelte erano possibili.

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