Elezioni 2012

Il capogruppo del Pd in consiglio regionale: «Il centrodestra non aveva un progetto di città Se vinciamo, Como volterà finalmente pagina»

Cinque anni fa si arrese al primo turno allo strapotere elettorale del centrodestra. Raccolse oltre un terzo dei voti che non bastarono, però, a traghettarlo al ballottaggio. Oggi affianca Mario Lucini nel progetto politico che potrebbe segnare una svolta storica nella città di Como. Luca Gaffuri, capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale, è il tessitore instancabile di alleanze e strategie del centrosinistra comasco. Molti lo hanno accusato di gestire nell’ombra ogni passo del
candidato sindaco, di essere un accentratore di decisioni e di aver piazzato i suoi fedelissimi nei punti chiave della prossima giunta. A partire da Giulia Pusterla, collega commercialista più volte sponsorizzata per incarichi politico-amministrativi.
Allora, Gaffuri, cosa risponde a chi dice che sia lei il vero vincitore di queste elezioni?
«Dico che non abbiamo ancora vinto nulla. Aspettiamo il ballottaggio prima di parlare di trionfi o di sconfitte».
È innegabile, però, che il centrosinistra sia in vantaggio, anche netto. Com’è potuto accadere?
«Noi abbiamo iniziato a lavorare per le elezioni un anno fa con l’indizione delle primarie, una competizione aperta alla quale hanno partecipato 4 candidati. Dopo la vittoria di Lucini tutti hanno dimostrato sintonia e condivisione del progetto, a differenza di quanto avvenuto nel centrodestra che è partito in ritardo nell’indicazione del candidato».
Perché le primarie del Pdl non hanno funzionato?
«Il Pdl ha prima cercato un candidato che mettesse tutti d’accordo. Poi, sotto lo scacco di Gaddi, è stato costretto a fare le primarie scegliendo però un nome gradito alla maggioranza del partito. È stato positivo che anche il Pdl abbia chiamato i cittadini a indicare il candidato sindaco, il metodo democratico da noi inaugurato si è affermato anche nel centrodestra. Il problema è che non sono stati in grado di gestire il risultato delle primarie».
Perché, secondo lei?
«Perché il Pdl a Como è un partito dilaniato da fratture insanabili. Nel secondo mandato di Bruni, nonostante una maggioranza schiacciante in consiglio comunale, non sono stati in grado di governare la città. La cosa è diventata evidente in campagna elettorale. Noi abbiamo inserito temi come lavoro, turismo o il rapporto con l’Europa mentre dall’altra parte c’è stata un’assenza totale di indicazioni politiche. Non c’era respiro nella campagna di Laura Bordoli, e si è visto».
Si è fatto un gran parlare di società civile e del ruolo giocato dai partiti. Qual è il suo giudizio?
«Sicuramente queste sono state elezioni in cui si sono messe in gioco molte persone. Talvolta si è rischiato il personalismo, ma in altri casi sono emerse note positive dalla voglia di partecipazione. Il centrosinistra ha saputo fare sintesi tra partiti e società civile. Questa è stata la nostra forza: dare vita a una coalizione ampia e omogenea».
Ma cosa risponde a chi dice che il sindaco migliore sarebbe stato un altro, magari un imprenditore prestato alla politica?
«Chiunque avesse voluto candidarsi avrebbe potuto farlo, le primarie sia a destra sia a sinistra erano libere. Faccio notare che i due candidati emersi dalle primarie non sono iscritti a un partito. Il confronto democratico, poi, passa attraverso il voto popolare, a ciascuno è data la possibilità di chiedere il consenso».
Che cosa cambia se lunedì sera vince il centrosinistra?
«Sarebbe una grande sfida per il centrosinistra e per Mario Lucini. Como avrà linfa nuova e una possibilità di voltare pagina, di “cambiare passo” come dice il nostro slogan elettorale».
Sì, ma in concreto?
«Ci sarà maggiore attenzione ai problemi della quotidianità delle famiglie ma anche alla modernizzazione della città. Penso all’appalto per la raccolta differenziata dei rifiuti, allo sfruttamento delle energie rinnovabili o all’innovazione tecnologica in chiave di apertura verso il futuro».
Se Mario Lucini diventa sindaco, però, dovrà dire grazie al momento storico di massima debolezza del centrodestra.
«È indubbio che sul voto abbia influito un dato di carattere nazionale. Pdl e Lega hanno segnato il passo in buona parte dei territori del Nord. Ma non basta. Ci sono dati specifici comaschi. Alla Lega è stato imputato il non aver lasciato la giunta quando la base lo invocava a gran voce e di aver frenato il ricambio della propria classe dirigente. Più in generale, il centrodestra è stato punito per non aver risposto ai problemi della città e alle priorità dei cittadini: manutenzione, pulizia, strutture sportive, neve».
Pd e Como Civica, la lista guidata da Lorenzo Spallino, avranno in caso di vittoria la maggioranza assoluta dei seggi. Potrebbero sorgere problemi con la componente di sinistra della coalizione?
«Tutte le forze politiche che hanno espresso consiglieri avranno la rappresentanza in giunta. Il nostro è un progetto che nasce insieme, così come il programma».
Ma il Pd non rivendica per sé un ruolo più dominante? In fondo potreste avere 10 consiglieri su 20.
«Ci metteremo a disposizione di Mario Lucini».
Ha appena detto che siete abituati a decidere tutto insieme.
«Infatti, è così».
Senta, le faccio un’ultima domanda. Che cosa la preoccupa di più in vista del governo della città?
«La questione delle paratie sicuramente è la più importante. Non l’unica, ma il prossimo sindaco sarà misurato dalla risposta al problema paratie. Como è il suo lago. La gente ha punito Bruni per questo e si aspetta dalla giunta la soluzione del problema».

Dario Campione

Nella foto:
Luca Gaffuri, presidente del gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione
19 maggio 2012

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