Il caso Mangiacasale. Preti-giornalisti “contro”


don agostinoChiesa e società

Accuse dell’ex direttore del “Settimanale” al suo successore

(a.cam.) «Trasparenza e pubbliche scuse». Don Agostino Clerici, parroco di Ponzate ed ex direttore del Settimanale della Diocesi, le chiede a monsignor Angelo Riva, unendosi così idealmente a don Roberto Pandolfi, guida di San Giuliano. Don Clerici punta pubblicamente il dito contro l’intervento del vicario episcopale e la difesa che quest’ultimo ha fatto di Marco Mangiacasale, l’ex economo della Curia condannato in primo e secondo grado a 3 anni e mezzo per violenza sessuale su 5 ragazzine. Del caso si è occupato direttamente Papa Francesco, che ha preso la decisione di togliere l’abito talare

a Mangiacasale. Nel momento in cui la notizia è stata resa nota, la Diocesi di Como ha pubblicato un comunicato stampa in cui contestava i media per aver diffuso l’informazione. A questo documento si è aggiunta una lettera di monsignor Riva che era per molti versi una difesa dell’ex sacerdote. Di fronte alla richiesta di dimissioni avanzata pubblicamente dall’attuale parroco di San Giuliano, il vicario episcopale si è limitato a un «no comment» e ha esortato tutti a «pregare».
Nel suo blog L’essenziale è visibile, don Agostino Clerici critica duramente l’atteggiamento di monsignor Riva e dei vertici della Diocesi. «Da prete e da cristiano che ama la sua Chiesa – scrive il sacerdote lariano – in una vicenda lunga 2 anni e segnata da innumerevoli errori, inciampi, reticenze, coperture, minimizzazioni e magari qualcos’altro ancora che cova sotto la cenere, avrei desiderato un botto di trasparenza finale, aiutato e quasi suggerito anche dal coraggio del Papa. Invece quella “nota del monsignore” è un ulteriore passo falso. Quelle di monsignor Angelo Riva – continua don Clerici – sono parole inopportune, che rivelano una gestione della comunicazione diocesana tutt’altro che ponderata. Avventurarsi in una analisi cavillosa e pretestuosa nel momento in cui era sufficiente accogliere con gratitudine la decisione del Papa è, oltre che un’ulteriore ferita inferta alle vittime vere della vicenda, un ennesimo e imperdonabile errore comunicativo, che grava purtroppo su tutta la Chiesa di Como. Ho scritto queste cose all’interessato e ho chiesto a lui che domandasse scusa pubblicamente per quelle parole al vento. Invano».
«La preghiera – aggiunge don Clerici – non può essere la comoda scorciatoia per evitare di assumersi le proprie responsabilità e nemmeno il modo di non rispondere, quando il tuo ruolo è di direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della Diocesi. Mi aspetto una conversione di rotta, decisa, coraggiosa, un atto di trasparenza e qualche richiesta pubblica di scuse».

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