Il caso Moschea di Cantù, il Comune non si scompone
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Il caso Moschea di Cantù, il Comune non si scompone

Non si scompone l’amministrazione comunale leghista di Cantù dopo che il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza cautelare presentata dai legali dell’associazione culturale Assalam, avvocati Mario Lavatelli e Vincenzo Latorraca, sospendendo l’esecutività della sentenza del Tar dello scorso agosto. Il Tribunale amministrativo della Lombardia aveva respinto il ricorso che chiedeva la cancellazione dell’ordinanza in cui il Municipio canturino imponeva la cessazione dell’attività di Assalam all’interno del capannone di via Milano, annunciando che in caso del mancato rispetto dell’ordinanza i locali sarebbero stati requisiti.
«Non si deve fare confusione – spiega il vicesindaco di Cantù, Alice Galbiati, che svolge anche la professione di avvocato nello studio Spallino-Mauri di Como – Quella del Consiglio di Stato è soltanto un’ordinanza cautelare, che sospende gli effetti della sentenza del Tar fino a quando lo stesso Consiglio di Stato si pronuncerà nel merito della questione».
La nuova udienza riguardo il futuro della moschea di Cantù dovrebbe celebrarsi nel primo trimestre del prossimo anno, la data precisa non è stata ancora fissata.
«Fino a quel momento, nella sostanza – aggiunge la vicesindaco – il Consiglio di Stato ha deciso di congelare la situazione. Non si tratta di un provvedimento inusuale, anzi». L’oggetto del contendere tra le parti riguarda la presenza o meno di una vera moschea nel capannone, ipotesi sempre negata dai legali dell’associazione culturale Assalam.
Da qui alla sentenza, intanto, l’associazione potrà continuare a svolgere le sue attività e a ospitare i cittadini di fede musulmana senza la preoccupazione di incorrere in sanzioni da parte della polizia locale della Città del Mobile.

22 ottobre 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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