Il caso Tangenziale. Quando Roberto Maroni disse: «Abbiamo i soldi per il 2° lotto»

La tangenziale di Como

La sorte del secondo lotto della tangenziale di Como accende la polemica politica. Tra la presidenza della giunta regionale e il Partito Democratico è di nuovo battaglia. Venerdì il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, aveva ancora una volta chiesto ai deputati Dem di fare leva sul governo e sul ministro delle Infrastrutture per ottenere i fondi necessari al completamento dell’opera. Ieri sia la parlamentare Chiara Braga, sia il consigliere regionale Angelo Orsenigo hanno replicato per le rime, ricordando al governatore le parole più volte spese.
«Sul secondo lotto della tangenziale i cittadini di Como hanno sentito in questi anni promesse incredibili da parte del centrodestra in Regione – ha detto Braga – promesse che purtroppo oggi sono smascherate dai fatti. Come sempre, lavoreremo senza clamore per cercare una soluzione e dare finalmente ai comaschi le risposte che aspettano da decenni».
«Fontana fa il furbo mentre si dovrebbe vergognare – ha invece detto Orsenigo – Finché c’è stata la campagna elettorale il secondo lotto era l’obiettivo regionale, adesso il tema è invece di competenza del governo nazionale». Al presidente della Lombardia Orsenigo ha anche ricordato come «la direzione del progetto sia sempre stata in mano alla Regione. È comodo ora tirare in ballo l’autonomia o altre storie simili, la verità è che il centrodestra ha promesso la tangenziale dicendo di poter fare l’opera senza problemi, per poi accampare un sacco di scuse cui nessuno più crede».
Da Maroni a Fontana
La storia recente del secondo lotto della tangenziale di Como è in ogni caso facile da ricostruire. Gli archivi dei giornali sono pieni di articoli e dichiarazioni. Non solo: la stessa agenzia di stampa della Regione – Lombardia Notizie – conserva online molti lanci sulla vicenda.
Partiamo proprio da uno di questi, datato 5 novembre 2015. Quel giorno l’allora governatore Roberto Maroni arrivò a Lomazzo per tagliare il nastro della nuova tratta B1 della Pedemontana, la Lomazzo-Lentate sul Seveso. Sul comunicato ufficiale, Lombardia Notizie scriveva: «I secondi lotti delle tangenziali di Varese e Como? Ci sono già i progetti per completarle. I progetti sono già al ministero. La legge prevede che il ministero li validi e li mandi al Cipe per la formazione del piano economico e finanziario, dopo di che si possono fare le gare. Noi abbiamo le risorse per il completamento di queste opere, ma non possiamo fare le gare fino a quando il governo e il ministero non approvano il progetto definitivo al Cipe». I soldi, quindi, c’erano. Già nel novembre 2015.
Non così, invece, i progetti. Subito dopo quelle dichiarazioni, infatti, si scoprì che il progetto dei secondi lotti delle tangenziali non era bloccato a Roma ma era stato stralciato dal piano delle opere della Lombardia.
Con un emendamento alla risoluzione sul documento di economia e finanza, presentato dal consigliere regionale Pd Luca Gaffuri, poi fatto proprio da tutti gli eletti comaschi al Pirellone e votato il 25 novembre 2015, il tratto di tangenziale dall’Acquanera ad Albese con Cassano venne nuovamente inserito nel piano territoriale regionale.
«I soldi ci sono», aveva detto Maroni. Che però, nel marzo 2016, presentando un dossier infrastrutture al ministro Graziano Delrio, chiese al governo – proprio a proposito del secondo lotto della tangenziale – di «trovare le necessarie risorse (690 milioni di euro, ndr) per finanziare, tramite contributo pubblico, la nuova ipotesi di tracciato della tangenziale di Como».
Passa il tempo, si avvicinano le elezioni. Maroni non ha ancora rinunciato alla candidatura e il 6 dicembre 2017 – questa volta la fonte è un’agenzia Ansa – presenta a Milano una sorta di rivoluzione nel modello di gestione delle infrastrutture viarie in regione: Lombardia Mobilità spa, società compartecipata al 50% da Lombardia e Anas, saprà «integrare chi ha il compito di progettare e chi deve gestire. Anticipando ciò che stiamo trattando al tavolo sull’autonomia per la gestione delle grandi reti».
Pochi giorni dopo, il 20 dicembre, incontrando a Como il comitato civico “No al pedaggio sulla tangenziale”, Maroni è lapidario: «La società che sta per nascere, creata da Anas e Regione, si occuperà di completare la tangenziale di Como. Lo farà con fondi pubblici, quindi non ci sarà il pedaggio».
E ancora: «Fare il secondo lotto sarà una delle competenze della nuova società Lombardia Mobilità, che nascerà ufficialmente a metà gennaio. Noi ne faremo parte al 50% con Anas, per cui se la Regione dice che la tangenziale di Como va completata, e lo dice, l’opera si farà. Sarà Lombardia Mobilità a occuparsi della pianificazione, del tracciato. Faremo chiarezza su tutto, perché saremo nelle condizioni di poterlo fare. Il secondo lotto sarà a tutti gli effetti una strada in mano alla nuova società e così tutto risulterà più semplice».
Per la cronaca, la giunta di Attilio Fontana, con la delibera n° XI/292 del 28 giugno 2018 ha revocato l’accordo con Anas che istituiva Lombardia Mobilità, ente che non ha mai visto la luce. Nel frattempo, senza che la Regione dicesse nulla, i vincoli per l’esproprio dei terreni su cui sarebbe dovuta transitare la tangenziale non sono stati rinnovati.

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1 Commento

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    fabio , 16 Dicembre 2019 @ 18:02

    Sarebbe da ricordare a MARONI E FONTANA tutti le volte che appaiono in pubblico la presa in GIRO fatta agli elettori.TUTTI I GIORNI IN PRIMA PAGINA.

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