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Il Club atletica pesante rischia lo stop. Il patron: «Non posso andare avanti»

La storia – Il sodalizio in cerca di continuitàUn pezzo di storia dello sport cittadino potrebbe scomparire. Si tratta del C.a.p., il Club atletica pesante, che ha la sua sede in piazza Vittoria a Como. Una vera e propria istituzione nonché un baluardo della forma fisica.Una palestra vecchio stampo aperta – prima in assoluto a Como e tra le capofila in Italia – nel lontano 1960. E da allora in sala attrezzi c’è sempre stato lui, Guido Tenconi, l’inossidabile patron del C.a.p. (un tempo Accademia di Culturismo). Ma dopo più di 50anni di onorato servizio è arrivato il momento di guardare avanti.«Purtroppo non me la sento di proseguire questa magnifica avventura a tempo pieno – racconta Guido, 70enne, che negli ultimi anni ha superato con la consueta grinta anche alcuni acciacchi fisici – Non potrei infatti garantire una mia presenza continua. Ma non voglio assolutamente che il C.a.p. cessi di esistere – aggiunge – La palestra deve andare avanti. In molti lo chiedono e io stesso ci tengo».E come è suo carattere – muscolare e razionale al tempo stesso – ha già trovato una possibile soluzione da proporre.«Invito chi volesse rilevare una palestra a farsi avanti. Se un istruttore o qualche persona interessata decidesse di provare questa esperienza, mi contatti pure liberamente. Io sono qui – dice ancora Guido Tenconi – Sono disposto a lasciare tutti gli attrezzi esistenti. Chiedo solo che il nuovo arrivato paghi l’affitto e le bollette. Il resto è suo».Clienti compresi che, nel caso del C.a.p., sono soprattutto amici di vecchia data, oltre che i giovani e gli atleti che praticano la lotta grecoromana.«Aspetto che qualcuno si faccia avanti. Non voglio dover chiudere e non voglio vedere il C.a.p. trasformarsi in qualche altra cosa – dice Guido Tenconi – Voglio che sopravviva. Ovviamente potrei continuare a svolgere la mia funzione di allenatore».Guido, infatti, ha sempre continuato, senza sosta, a insegnare. Da cinquant’anni è maestro della Federazione Italiana di Atletica Pesante (accreditata al Coni) e lui stesso si allena insieme con i suoi clienti.La sua è una palestra d’altri tempi: quello che conta è il ferro dei bilancieri e dei manubri, i cosiddetti “pesi liberi” e anche se nel corso degli anni Tenconi ha ovviamente acquistato numerosi macchinari moderni, il vero cuore del C.a.p. è rappresentato dalle panche e dai dischi di metallo.Nel corso degli anni sono ovviamente state fatte diverse migliorie che i tempi moderni richiedono. Ma chi varca la soglia del C.a.p. sa che non sta andando a sorseggiare un drink energetico, seduto al bar di un centro benessere. Certo, anche Guido ha delle bevande per rinfrescarsi. Ma da sempre sono stipate in un piccolo frigorifero all’ingresso. Niente fronzoli. Ma sudore, tanto, fatica, immane, e divertimento assicurato. Nessuno schermo al plasma che rimanda immagini di corpi statuari, meglio se femminili, cosa che spesso si trova in altre strutture. Ma solo un vecchio tubo catodico da accendere in casi eccezionali come la finale dei Campionati del Mondo di calcio. Di una cosa su tutte il capo va fiero. «I ragazzi che sono passati da qui e poi hanno aperto altre palestre si ricordano con gioia il tempo trascorso da me».E qui, bene o male, tutti sono transitati. Chi per pochi mesi, magari per smaltire la ciccia post-natalizia, chi per scolpire l’addominale temporaneo da spiaggia. In tanti, invece, si sono fermati e ormai da decenni si allenano con costanza sotto lo sguardo attento di Guido.

Fabrizio Barabesi

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