Il codice degli zingari: quei segni sui citofoniche mettono paura anche nel Comasco

Per le forze dell’ordine è un timore privo di fondamento
Più volte, periodicamente, è stato smentito dalle forze dell’ordine e bollato come privo di fondamento. Eppure, il presunto “codice degli zingari” non smette di creare allarmismi che sfociano talvolta nella psicosi. Le segnalazioni di graffiti anomali lasciati sui citofoni o sui pali della luce accanto alle abitazioni si registrano in molte zone del Comasco, anche distanti e non collegate l’una all’altra.
La paura
generalmente nasce da un segno scoperto sul citofono che sembra appena fatto o, almeno, non era mai stato notato in precedenza. Spesso scatta il collegamento automatico con un vero e proprio schema – pubblicato più volte sui media e facilmente reperibile su Internet – che indica una ventina di “graffiti” associando ciascuno di essi a un presunto, preciso significato.
Un messaggio in codice, in sintesi, che verrebbe utilizzato dai nomadi per indicare una casa disabitata, la presenza di un cane o di un impianto antifurto, un’abitazione ricca o al contrario non interessante oppure ancora il momento migliore per un eventuale colpo o la presenza di una donna sola o fragile, facilmente raggirabile.
Le forze dell’ordine ripetono costantemente che non è mai stata accertata la veridicità del presunto codice. Anzi, addirittura, ci sarebbero studi e indagini che mettono chiaramente in luce come quella dei graffiti e dei segni di identificazione attribuibili agli zingari sia una vera e propria “bufala” o una provocazione creata ad arte.
Smentite a parte, non è difficile trovare, anche nel Comasco, residenti pronti a giurare di aver individuato sul citofono uno dei famigerati segni. Le forze dell’ordine lariane assicurano che non c’è alcun allarme e che non hanno ricevuto segnalazioni in merito. Al momento, non sono in programma controlli specifici. E anche tornando indietro nel tempo, nel recente passato non c’è alcun episodio in cui sia stata accertata la correlazione tra un “graffito rom” e un furto messo a segno nell’abitazione “marchiata”.

Anna Campaniello

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