Cronaca

IL COLESTEROLO BUONO E QUELLO CATTIVO

di  MARIO RAPISARDA

Urne disertate

Meno 10%.
Migliaia di (non) preferenze, finite nella ormai foltissima schiera di chi ne ha le tasche piene della politica.
Il dato, ampiamente previsto dagli analisti (sia pur non in misura così pesante), ha trovato una conferma netta sul Lario.
Nella nostra provincia l’astensionismo ha addirittura toccato una punta ancor più elevata rispetto alla media dell’intero Paese. Nessuna delle forze in campo, nemmeno quelle che ne hanno tratto beneficio, può cantare vittoria. Il sempre

più crescente allontanamento dalla politica rappresenta un segnale devastante per tutti i partiti, da destra a sinistra.
Anche tra gli elettori che, alla fine, hanno deciso di andare a votare, serpeggia infatti un malumore, una stanchezza verso la politica che deve per forza di cose aprire una riflessione seria, a livello nazionale come nel nostro piccolo orticello lariano.
Prendiamo ad esempio il capoluogo.
Vicende amministrative come il muro sul lungolago o l’area ex-Ticosa a parte, che comunque incidono e hanno inciso sulla disaffezione verso la cosa pubblica, sul piano squisitamente politico da anni Como vede i nostri rappresentanti scannarsi a mani nude solo e soltanto per questioni di potere.
Le vecchie fazioni di Forza Italia hanno gestito il partito lanciandosi segnali di guerra a ogni piè sospinto, riversando poi nelle istituzioni le loro tensioni interne. Con il passaggio al Pdl la battaglia non è finita e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
A Palazzo Cernezzi l’opposizione non è appannaggio della sinistra (che sul Lario, come noto ormai a tutti, è poco più di uno stato d’animo), ma delle correnti interne alla maggioranza. Niente di negativo, tutto sommato, se si trattasse di interventi finalizzati al bene della città. Ma, purtroppo, non è così. Le tensioni fra i vari consiglieri del Pdl hanno un solo obiettivo: fare fracasso per ottenere questa o quella poltrona, questo o quell’accordo.
La lotta politica è un po’ come il colesterolo: c’è quello buono e quello cattivo. E a Como ci teniamo soltanto il secondo.
Con un risultato chiaro per tutti: il territorio resta fermo al palo. Auguriamoci che il segnale arrivato dalle urne venga colto da chi di dovere.
Senza troppe illusioni, però.
Perché temiamo che già da domani, finite le schermaglie elettorali, inizierà la resa dei conti sull’esito del voto. Si accettano scommesse.
mrapisarda@corrierecomo.it

30 marzo 2010

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