Il comasco Alessandro Fermi verso la presidenza del consiglio regionale
Elezioni 2018, Politica

Il comasco Alessandro Fermi verso la presidenza del consiglio regionale

L'aula del consiglio regionale della Lombardia L’aula del consiglio regionale della Lombardia

Alesssandro Fermi verso la presidenza del consiglio regionale. Il coordinatore provinciale di Forza Italia, rieletto a suon di preferenze lo scorso 4 marzo (ne ha prese più di 8.300), dovrebbe essere il successore del centrista Raffaele Cattaneo sulla poltrona più alta del Pirellone.

Como potrebbe quindi non avere ancora una volta un assessore in giunta ma potrebbe ritrovarsi con un presidente del consiglio, incarico non esecutivo ma di grande rilievo. I giochi, bisogna dirlo, non sono ancora del tutto fatti.

Dalle parti di Forza Italia, però, le scelte del prossimo organigramma regionale sono praticamente chiuse.

La delegazione azzurra nel governo presieduto da Attilio Fontana sarà composta dall’uscente Giulio Gallera (che dovrebbe tornare alla Sanità), dalla milanese Silvia Sardone (destinata all’Istruzione), da Fabrizio Sala (altro uscente indicato anche come possibile vicepresidente) e da Alessandro Mattinzoli, 59enne imprenditore, sindaco di Sirmione e coordinatore provinciale di Forza Italia a Brescia (dovrebbe avere il Turismo).

Con la giunta a 16 un quinto assessorato forzista sarebbe in ballottaggio tra Elena Centemero, deputata dal 2008 non rieletta alla Camera lo scorso 4 marzo e Francesco Ferri, giovane emergente anch’egli rimasto fuori dal Parlamento.

In un primo momento si era parlato per Fermi della nomina a capogruppo, un incarico di secondo piano che è stato invece assegnato a Gianluca Comazzi.

La possibilità che Como abbia un assessore regionale è a questo punto legata alle scelte della Lega, che avrà 7 o addirittura 8 dei suoi nel governo di Palazzo Lombardia.

Sembra tuttavia difficile che Fabrizio Turba o Gigliola Spelzini, al loro primo mandato in consiglio, possano già essere indicati quali componenti dell’esecutivo.

In realtà, così come ribadito più volte da molti addetti ai lavori, la composizione della giunta non rispetta criteri territoriali. Gli uomini e le donne sono scelti per motivi diversi, non ultimo il fattore di genere (le più note “quote rosa”). La legge impone infatti che anche nel governo regionale, così come accade per i Comuni, gli uomini non possano occupare più del 60% dei posti disponibili.

17 Mar 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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