Il comasco Mario Biondi traduce “Ulysses”

Mario Biondi

Un evento letterario ed editoriale, un progetto nato molti anni fa (la scintilla fece scoccare la passione nel 1960) che ora vede la luce. A sessant’anni dalla prima edizione italiana dell’Ulisse, una nuova traduzione integrale d’autore esce per i tipi della Nave di Teseo, la casa editrice di Elisabetta Sgarbi. Traduttore è un comasco, lo scrittore Mario Biondi, classe 1939.
Il Lario è legato a Joyce fin dai tempi di Carlo Linati che lo fece scoprire agli italiani. Il volume esce nella collana Oceani (1056 pagine, 25 euro).
«La mia traduzione l’ho fatta per far leggere l’Ulisse  come secondo me l’avrebbe scritto Joyce in italiano. Io Ulysses  l’ho sempre affrontato in inglese, in almeno cinque edizioni diverse» dice Biondi. Che nell’introduzione al volume (ghiottissima occasione per conoscere da vicino anche Biondi scrittore) così presenta l’opera: «È un testo di grandissimo fascino, in larga misura anche proprio per le sue oscurità volute o indotte, i suoi giochi di parole, le sue onomaturgie».
Ma come è nata la passione di Mario Biondi per Joyce? Ha giocato un ruolo l’humus culturale lariano?
«No, Como non c’entra – dice Biondi – I miei professori del Volta erano ottimi, ma molto mal tolleravano che uno studente si distraesse dai sacri classici per leggere un moderno. Quando avevo 16 anni (V ginnasio) mia madre è stata convocata dal cortesissimo direttore della Biblioteca comunale (allora lì, praticamente dentro il Liceo), sgomento per la mia richiesta di prestito del romanzo Il bell’Antonio di Brancati. Mia madre gli ha spiegato che ero libero di leggere quello che volevo. Il mio interesse per Joyce nasce dopo, nel coltissimo e vitalissimo ambiente che ruotava attorno all’Università di Padova, città dove ho fatto il servizio militare».
E appunto a quegli anni di apprendistato joyciano fa riferimento l’introduzione del volume uscito da La Nave di Teseo. Ma che difficoltà ha incontrato nella traduzione e che ruolo ha Ulisse nel romanzo del ’900?
«Le difficoltà incontrate da Joyce sono fin troppo note – dice Biondi – e altrettanto i processi e roghi del suo Ulysses, romanzo veramente epocale, che si pone come “termine di arrivo della grande tradizione romantica, come ultimo romanzo ‘ben fatto’” (come disse Umberto Eco), e al tempo stesso come innesco di tutto il successivo sperimentalismo (che tuttora divampa, quasi un secolo dopo)».
Che cosa ha dato a Biondi scrittore il cimento con uno dei capisaldi della letteratura del XX secolo?
«Tutto ciò che io sono stato in grado di recepire da Joyce l’ho recepito attraverso le ripetute letture dei suoi testi a partire dal 1960. La traduzione l’ho fatta nella convinzione che l’unico modo per tentare di capire bene un testo oscuro in lingua straniera sia tradurlo. Adesso l’Ulisse credo di averlo finalmente capito bene, anche se permangono tuttora vaste zone d’ombra. Spero quindi che lo capiscano anche coloro che ne leggeranno questa mia traduzione».
Come ha lavorato in particolare su questo testo?
«Soltanto ben addentro negli anni Duemila, avendo ormai alle spalle 20 libri miei e 71 traduzioni, mi sono sentito abbastanza attrezzato per osare affrontare un simile “mostro” di scrittura e invenzione. Soltanto allora, inoltre, mi sono trovato a poter dedicare tutto il mio tempo alla conclusione dell’impresa, già avviata più volte e poi messa da parte. Accompagnandole la consultazione approfondita, puntigliosa, della sterminata letteratura in materia. Ci ho messo un po’ più di tre anni, dagli inizi del 2017 alla primavera del 2020. L’uscita era stata programmata per maggio fin dall’autunno dell’anno scorso. Il Covid ha apportato i suoi danni e purtroppo c’è da temere che possa apportarne altri, come li sta purtroppo apportando a tutta la filiera editoriale e a tutto il mondo. Bisognerà adattarsi e continuare a vivere. Qualcuno rimarrà purtroppo per strada».
Che lettori avrà un libro come questo, a parte la cerchia degli appassionati e degli specialisti?
«Se fosse possibile stabilire la destinazione di un libro, si scriverebbero e pubblicherebbero soltanto best seller. Ogni libro va in cerca dei suoi lettori e così farà anche questa mia traduzione dell’Ulisse».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.