Il contrasto agli abusivi si sposta in centro. Confcommercio chiede la rigida osservanza delle regole

L'ingresso di Palazzo Cernezzi
L'ingresso di Palazzo Cernezzi
L’ingresso di Palazzo Cernezzi

Stop ai venditori di prodotti contraffatti in centro storico.
Dopo il duro attacco di lunedì scorso da parte di Confesercenti che ha chiesto al vicesindaco di Como, Alessandra Locatelli di togliere il permesso di soggiorno a chi venisse sorpreso a vendere illegalmente per strada senza licenza, ora ci si sposta dentro le mura dove, a periodi alterni, compaiono venditori di merci, tra cui accessori moda, borse e oggetti vari. «Si tratta di un fenomeno che va a ondate – spiega Marco Cassina, Confcommercio Abbigliamento – Ovviamente per noi è un problema avere fuori dai negozi questi venditori. Sarebbe sufficiente che i vigili facessero rispettare le norme e intervenissero con maggior severità». E il discorso si allarga al settore nel suo complesso. «Da tempo affrontiamo delle difficoltà. Le liberalizzazioni, i saldi che iniziano sempre più spesso e non finiscono mai. Insomma si sta generando una visione del comparto dove regna la più totale e incontrollata libertà. In mezzo a questa confusione dobbiamo ovviamente prestare attenzione anche a questo fenomeno. Necessario un monitoraggio costante e azioni tempestive». L’intervento dei giorni passati di Confesercenti nasceva inoltre anche dall’aver constato come molti degli operatori del mercato coperto non fossero in regola con il pagamento de Cosap (canone occupazione suolo pubblico). «Si tratta di giusti recriminazioni di Confesercenti con le quali non possiamo che essere in accordo», chiude Cassina.
Ha fatto discutere infine anche la proposta di Palazzo Cernezzi di valutare la possibilità di vietare gli amplificatori agli artisti di strada. «Sinceramente dobbiamo prestare la massima attenzione a ogni dettaglio – spiega Andrea Camesasca vicepresidente degli albergatori comaschi – In una città che punta sul turismo andrebbe valutato ogni elemento senza puntare subito sui divieti».

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