Il crac di Campione d’Italia: giorni decisivi tra richieste di rinvio a giudizio e Cassazione

Il Casinò di Campione d'Italia

Una richiesta di archiviazione, per uno dei sindaci del Casinò di Campione d’Italia che fu nominato dal Ministero nel 2015 ma a bilancio già fatto, ma anche 18 richieste di rinvio a giudizio che sono ora sul tavolo del giudice dell’udienza preliminare che dovrà fissare la data dell’appuntamento con l’aula.
I pubblici ministeri Pasquale Addesso e Antonia Pavan passano alla “fase 2”, e dopo la chiusura delle indagini preliminari avvenuta nei mesi scorsi, ora chiedono di poter discutere di fronte a un giudice la vicenda del comune affacciato sul Ceresio e dell’ex casa da gioco.
Dodici capi di imputazione, 18 – come detto – le persone che rischiano il processo tra cui gli ex sindaci Roberto Salmoiraghi e Maria Rita Piccaluga, due parti lese individuate nel Comune di Campione d’Italia e nei curatori fallimentari del Casinò di Campione spa.
Una vicenda che procederà parallelamente a un altro snodo fondamentale per il presente, il passato e il futuro del Casinò, ovvero l’udienza di fronte alla Cassazione di Roma per discutere il ricorso presentato dalla Banca popolare di Sondrio contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano che aveva annullato quella emessa dal Tribunale di Como e con la quale, il 27 luglio del 2018, era stato disposto il fallimento per insolvenza della società di gestione del Casinò di Campione d’Italia.
Da questi due fascicoli, insomma, verrà scritta, in un senso o nell’altro, una parola importante nella vicenda che riguarda l’ex casa da gioco. Tornando alla richiesta di rinvio a giudizio, la Procura di Como ha presentato il conto a politici e amministratori del Municipio e dell’ex casa da gioco finiti a braccetto in un gravissimo dissesto economico.
Debiti che hanno travolto non solo i tavoli da gioco ma anche l’ente affacciato sul Ceresio. Una storia che era iniziata con un esposto presentato dall’ex sindaco Salmoiraghi, che riguardava gli accordi economici tra Comune e Casinò, e che ha poi finito con il travolgere tutto e tutti, compreso lo stesso Salmoiraghi. Tra gli indagati anche il Casinò di Campione spa (per «non aver adottato modelli di gestione idonei a prevenire il falso in bilancio dal 2015 al 2017»), e chi lo amministrava, accusato di aver nascosto la situazione ormai al collasso «protraendo l’attività della casa da gioco».
Le contestazioni sono, come dicevamo, molto ampie. A sindaci, vicesindaci, dirigenti, segretari, e pure al capo della polizia locale, vengono contestati reati che – a vario titolo – parlano di abuso d’ufficio, falso in bilancio e in atti pubblici. Per i primi capi di imputazione i dirigenti del comune e politici dell’Enclave dovranno rispondere per aver «procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale» al Casinò, consistito nel «mancato versamento delle somme di denaro» dovute per gli anni 2013, 2014 e 2015 per un importo da milioni di franchi, cagionando il «dissesto finanziario dell’Ente comunale dichiarato in data 7 giugno 2018».

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