Il cronista comasco Nello Scavo sotto scorta per le minacce degli scafisti

Il giornalista di Avvenire Nello Scavo

Sotto scorta per aver fatto il suo lavoro di cronista. Il giornalista comasco di Avvenire, Nello Scavo, è protetto dalla polizia. Il provvedimento, deciso dal Viminale, è scattato in seguito alle minacce pronunciate contro Scavo e contro un’altra giornalista, la freelance Nancy Porsia, dopo l’inchiesta sul libico Abd al- Rahman al-Milad, noto anche come Bija, personaggio finito sotto indagine della Corte penale internazionale dell’Aja e considerato dall’Onu come trafficante di uomini.
Raggiunto al telefono dal Corriere di Como, Scavo ha ribadito di essere «molto tranquillo. Comprendo il clamore che si è creato attorno a questa vicenda, ma non sono preoccupato: un certo margine di rischio lo metti in conto quando cominci a fare questo mestiere. Rifarei tutto quanto dall’inizio».
La decisione di porre sotto tutela il giornalista lariano è stata presa d’iniziativa dalle autorità di sicurezza. Prima un semplice accompagnamento, poi – da ieri – una vera e propria scorta. «Non ho presentato alcuna denuncia», conferma Scavo, il quale ovviamente non entra nel merito delle misure adottate dagli uomini della polizia di Stato. «Voglio soltanto ringraziare le forze dell’ordine che mi permettono di proseguire nel mio lavoro. Ho trovato in loro umanità, disponibilità e professionalità. Mi hanno fatto capire che devo continuare a vivere e a lavorare come sempre. Come se nulla fosse cambiato».
È chiaro che qualcosa è invece mutata. La vita sotto scorta non è come una gita al mare. Cambia il modo di vedere le cose. Cambia l’esistenza anche di chi ti sta vicino. Ma Nello Scavo trova pure il modo di sorriderci sopra. «Da giornalisti – dice – siamo abituati a sapere i fatti degli altri. Adesso capirò quando è necessario usare maggiore cautela».
Un aiuto indiretto al cronista di Avvenire è giunto dalle tantissime persone che gli hanno mostrato solidarietà. «Sono rimasto molto colpito e persino commosso dalla vicinanza della città, di Como – dice ancora Nello Scavo – centinaia di persone mi hanno contattato, telefonato, inviato messaggi. Gente che non conosco ma che ha sentito il bisogno di testimoniare il suo affetto nei miei confronti».
Un passaggio, questo, che secondo Scavo non era scontato. «Io mi occupo di migranti, un tema politicamente divisivo. Ho capito però che di fronte alle minacce che ho ricevuto è emersa la volontà di superare ogni barriera ideologica».
Solidarietà nei confronti di Scavo e di Nancy Porsia è stata espressa dalla Federazione Nazionale della Stampa italiana e dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti. «Ora è ancora più necessario – hanno scritto i sindacati unitari dei cronisti – che tutti i media riprendano e approfondiscano le inchieste sui trafficanti di esseri umani, anche per fare da “scorta mediatica” ai colleghi che, siamo certi, non si lasceranno intimidire». Per l’associazione Articolo 21, «non bastavano le mafie e i terroristi, adesso anche i trafficanti di vite umane minacciano la libertà di informazione».
Il comitato di redazione di Avvenire, dopo aver «rinnovato la sua solidarietà e quella di tutta la redazione» a Scavo, ha ribadito: «Continueremo a raccontare quello che accade senza timori né censure». Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del quotidiano della Cei, Marco Tarquinio. «Ho grande preoccupazione – ha detto – ma anche la consapevolezza dell’importanza del lavoro svolto da Nello Scavo e da tutta la redazione. Le minacce non prevalgano sulla necessità di fare informazione», ha concluso Tarquinio.

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