Il curatore De Michelis: «La mostra di Monet non ha sostanza»

altL’affondo su Pavia

(f.bar.) «La mostra di Monet a Pavia non ha sostanza. È inutile paragonare quell’esposizione al progetto su Sant’Elia avviato in città nel 2013. Non ha senso». Un affondo durissimo e che non ammette repliche quello di Marco De Michelis, storico dell’architettura e curatore dell’evento “La città nuova. Oltre Sant’Elia”, primo step di un progetto triennale che ha però collezionato solo 17mila biglietti sui 50mila preventivati. Il confronto e le relative polemiche sono scoppiate dopo aver

osservato come, a pochi chilometri da Como, si stia realizzando un piano di grandi mostre che ricorda il periodo delle grandi kermesse dell’ex assessore Sergio Gaddi. “Monet, au coeur de la vie” è questo il nome della rassegna pavese che punta a quota 65mila visitatori, mentre oggi l’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi, Luigi Cavadini, in Commissione Cultura dovrà rispondere del buco da 200mila euro fatto registrare dalla rassegna chiusa a luglio.
«Va detta la realtà. Senza voler polemizzare, va sottolineato come la rassegna in corso al Castello Visconteo di Pavia non abbia sostanza. Come le mostre su Picasso o Brueghel e tante altre allestite da Sergio Gaddi in passato», affonda il colpo Marco De Michelis.
«Gli eventi degni di tale nome sono generalmente allestiti a New York o Parigi. Non certo a Como o a Pavia. Sul lago sono sempre arrivate opere che hanno avuto solo la funzione di richiamo. Niente di più» aggiunge De Michelis. Nonostante ciò nel 2012, per la mostra su Renoir, sempre a Pavia sono arrivati 63mila visitatori. «Non scherziamo. Tutto ciò non regge il confronto con la trilogia ideata per Villa Olmo dall’assessore Cavadini. Noi abbiamo messo in campo un’idea di cultura pura che non è apparenza, ma sostanza – dice De Michelis – E naturalmente questo è un messaggio difficile da far passare». Ovviamente tutto ciò richiede sforzi enormi. «Il lavoro di ricerca, gli studi e tutto il resto deve poi essere portato al pubblico in maniera comprensibile, amichevole e accattivante. Ma, ripeto, non spacciamo per grandi mostre Monet a Pavia o, in passato, Picasso a Como». Condivisione dunque con il pensiero dell’assessore Cavadini che si è però dimostrato forse più cauto nei giudizi. «Si fa presto a mettere un nome in cima al cartellone. Dopo però ci vuole la sostanza. Rassegne di questo tipo sono come delle strenne natalizie. Una mostra seria è invece ricerca, fatica e passione. E questo si traduce anche nella necessità di avere a disposizione degli studiosi e delle persone competenti», dice De Michelis. E la conclusione è ancora più netta. «Gaddi per le sue rassegne aveva forse più bisogno di un commercialista che non di storici dell’arte».

Nella foto:
La mostra di Monet attualmente in corso al Castello Visconteo di Pavia (Mv)

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