Cronaca

Il debito dilazionato per l’intercessione del boss

Una storia nata lungo il confine tra la zona dei Galati e quella dei Muscatello
«I centri dei due abitati di Cabiate e Mariano Comense – scrive il giudice che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per l’operazione “Quadrifoglio”, Alfonsa Maria Ferrara – sono, di fatto ad una distanza di circa 4 chilometri corrispondenti a 2 minuti in treno, con le due stazioni ferroviarie una di seguito all’altra. Ci si trova nell’ultimo lembo della provincia di Como, che si insinua nell’alta Brianza, tra i territori di Meda, Seregno e Giussano».
È questo il territorio dove da una parte del confine, secondo quanto sostenuto dall’Antimafia, comandano i Galati, dall’altra i Muscatello. Con regole ferree su chi è chiamato, in caso di bisogno, a dirimere le questioni. Un caso eloquente per spiegare come ci si muove in questi momenti, si presenta per un debito di droga di 3 mila euro che un amico di Giuseppe Galati, figlio del capo Antonio Galati, non riesce a saldare al creditore, quest’ultimo proprietario di un ristorante di Mariano Comense. I due amici parlano e si interrogano su chi interessare per chiedere l’auspicata protezione.
I Muscatello, in quanto il ristorante è a Mariano, oppure i Galati? Alla fine viene interessato della vicenda Antonio Galati.
Quest’ultimo, leggendo la tesi della Dda, «esercita il suo potere in Cabiate telefonando al creditore» per incontrarlo e chiedere la dilazione del pagamento.
L’incontro – monitorato dagli inquirenti – avviene nel ristorante di Mariano Comense. Ed è evidente quello che va in scena nel locale, anche dalle parole che il debitore e il figlio di Antonio Galati si scambiano per telefono: «Questo qua (il creditore, ndr) fino alle sei mi ha chiamato, mi ha stressato, mi teneva sotto per stressarmi, poi tutto a un tratto non mi ha chiamato più». Secca la replica di Giuseppe Galati: «Perché c’era lì mio padre».
E non è un caso, al riguardo, che il faccia a faccia fosse fissato proprio per le sei di sera. Alla fine, il capo esce dall’incontro del ristorante con quello che voleva, ovvero la dilazione del pagamento dovuto per una decina di giorni.
Scrive il giudice nell’ordinanza: «Galati Antonio, su intercessione del figlio Galati Giuseppe, ha accettato di tutelare l’incolumità fisica» del debitore e amico «chiedendo ai creditori di dilazionare temporalmente il saldo».
Insomma, un’altra questione maturata sul territorio viene risolta con successo. Il tutto senza passare da carabinieri o forze di polizia. Ma semplicemente interessando quello che per la Dda è evidente essere ritenuto dagli interlocutori «una persona di elevato spessore criminale» in grado dunque «di poter tutelare» l’interessato «di fronte ai creditori in un contesto come quello appena delineato, fatto di soggetti coinvolti in affari illeciti».

Nella foto:
Per risolvere le proprie questioni, spesso si preferiva chiedere aiuto al boss locale piuttosto che rivolgersi alle forze dell’ordine
31 Ottobre 2014

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