Il degrado dell’area Ticosa: le siringhe, lo stagno e la desolazione

Area ex Ticosa

Ticosa, che altro dire di una zona degradata, meta di disperati, landa desolata e terra bucherellata dalle operazioni di una bonifica infinita? Il disincanto e la rassegnazione dei cittadini – da chi nel quartiere ci abita a chi esplora quotidianamente l’area in caccia di un posto auto – sono dipinti sui volti. La Ticosa, è il pensiero comune, rimarrà tristemente identica a se stessa, per sempre. Nessuno sembra più preoccuparsi dei mille progetti analizzati, dibattuti, accantonati e poi ritornati d’attualità in tutti questi anni.
C’è invece chi ancora non si è rassegnato al peggio e addirittura segnala realtà ancor più deprimenti e potenzialmente pericolose.
«Andate a vedere che cosa c’è nel parcheggio che dall’alto domina la spianata dell’ex tintostamperia, a ridosso del cimitero», dice un anziano. Lo spettacolo che si presenta, proprio sul terrapieno che, oltre le ringhiere pericolanti, degrada verso la zona della bonifica, mostra l’ormai consueta montagna di rifiuti abbandonati. Sebbene già questo spettacolo potrebbe essere sufficiente a far scattare l’indignazione, è però un altro il problema indicato dal pensionato. Praticamente attaccati ai posti auto del cimitero e del vicino supermercato, in mezzo alla mole di pattume, troneggiano una decina di siringhe usate con gli aghi ben visibili.
«Ormai chi frequenta l’area non si stupisce più di nulla. Sembra di abitare ai margini della civiltà», dice una signora in uscita dal supermercato. E se dal basso, dove le siringhe si mischiano a documenti stracciati e materassi ammuffiti, si alza lo sguardo, l’attenzione viene subito catturata dall’inquietante visione dell’area della bonifica. Ieri mattina, sotto una pioggia battente, tutti i mezzi da lavoro erano immobili mentre l’acqua caduta dal cielo riempiva incessantemente l’immenso stagno che ormai da mesi si è formato in mezzo a quello che era un parcheggio. Il livello continua a crescere e nella città del lago e delle paratie, entro breve, ci potrebbe essere un’altra esondazione ben meno spettacolare di quella del Lario.
Circumnavigando l’immensa distesa della Ticosa e camminando lungo via Grandi la visuale è deprimente. Uno sventurato signore cerca di camminare rapidamente per non essere letteralmente lavato dalle auto che, sfrecciando, alzano onde d’acqua per colpa delle buche nell’asfalto. «È una scena che mette tristezza – afferma – Mi ricordo quando fecero i fuochi d’artificio e abbatterono la Ticosa. Grande spettacolo, oggi però io convivo con questo panorama d’inverno e in estate combatto con i moscerini e le zanzare richiamate dal lago artificiale».
Chi evidentemente non si cura di questi problemi è il disperato che, proprio a ridosso delle reti metalliche che separano la zona di bonifica dalla strada, ha montato, all’ombra di un albero, una piccola tenda da campeggio dove vivere.

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