Cronaca

IL DEGRADO E IL DECORO

di DAVIDE CANTONI

Zone problematiche nel capoluogo
La città turistica. Evviva. Ogni volta che si parla di Como la premessa è sempre quella. “Una città turistica che merita, ha il diritto di, deve” eccetera. Tutto giusto, tutto vero. Il destino, turistico appunto, è inevitabile ma ciò detto, per una volta, è il caso di pensare semplicemente a Como città dei cittadini. Uno spazio abitato da una comunità che vive una vita normale. Un luogo antico, con una storia sua, rodato nei secoli. Insomma non nato ieri. Stupisce quindi che da qualche

tempo la città turistica, quella del nuovo millennio, si trovi ad affrontare problemi né straordinari né, tantomeno, imprevedibili. Eppure ci sono e paiono irrisolvibili.
Nell’ordine. La mappa delle vie al buio s’allarga di settimana in settimana. Gli asfalti costringono a prestazioni d’abilità sportiva auto, moto e biciclette (spesso la parola “voragine” non è davvero una forzatura giornalistica). I nodi aperti sono diversi, oggi nelle pagine interne si racconta del degrado denunciato dai residenti in piazza Santa Teresa. C’è Ponte Chiasso, che da tempo chiede un intervento radicale, riqualificante. La Ticosa, questione in attesa di una reale – e definitiva – via d’uscita. Intanto lascia una spianata aperta all’ingresso della città che lentamente sta diventando una piccola discarica. I giardini a lago e la zona dello stadio per i quali i progetti s’accumulano nell’incertezza. E quel gioiello unico che è l’ex cinema Politeama, ingessato nel dibattito tra Comune e altri proprietari.
Capitolo a parte la pulizia. Strade, piazze e giardini. La rivoluzione annunciata – il nuovo appalto per la gestione dei rifiuti – è slittato all’anno prossimo. Onestamente non si può dire che Como sia assediata dall’immondizia, anche se bisogna ammettere che vi è più di una zona dove il pattume impera. In questo caso però potrebbe più l’educazione civica della potenza di una scopa.
Se non piace la parola decoro si parli di dignità. Dignità dei cittadini a vivere in luoghi abitabili in senso pieno. Cioè che non siano solo di passaggio ma tornino alla loro funzione aggregante, di scambio e convivenza. Dignità delle persone che vogliono, e devono, ritenere gli spazi urbani un’estensione ideale della propria casa: puliti e accoglienti.
Insomma, c’è bisogno di un impegno reciproco tra cittadini e amministrazione. I primi siano più attenti all’abc civico (le carte si buttano nei cestini, tanto per partire), la seconda osservi Como anche oltre le grandi ambizioni valorizzando pure la politica domestica. Ricordando che non basta avere un bel lago per fare una bella città.

 

16 marzo 2010

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