Il delitto della pista ciclabile: spunta un sospettato

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Si tratterebbe di un uomo di Domaso. La sera dell’omicidio aveva chiamato la vittima per chiedere un incontro

Inizia a stringersi il cerchio attorno al killer responsabile di aver esploso i due colpi di pistola calibro 22 che hanno ucciso Alfredo Sandrini, 40enne di Sorico. Delitto che risale allo scorso 3 gennaio sulla pista ciclabile che attraversa il comune di Gera Lario arrivando da Domaso. Un uomo sarebbe fortemente sospettato se non di aver premuto il grilletto, quantomeno di essere al corrente di quanto accaduto oppure di essere stato presente sul luogo del delitto. Si tratterebbe di un 35enne di

Domaso, italiano, già sentito in più occasioni dagli inquirenti in queste febbrili giornate di indagini.
Le telefonate per saldare un debito
Il sospettato (che non è iscritto sul registro degli indagati) sarebbe la stessa persona che avrebbe contattato a più riprese la vittima sul cellulare proprio la sera del 3 gennaio, chiedendo di poterla incontrare per saldare un debito di poco superiore al centinaio di euro. Almeno sei le telefonate effettuate nel giro di pochi minuti, con in un più un messaggio sms. Perché tanta fretta per saldare un debito da appena cento euro? È questa la domanda che si pongono gli inquirenti, legata al fatto che tra l’altro, di solito, a chiedere un incontro simile è il creditore e non il debitore. Fatto sta che, secondo il traffico telefonico, quella sera Alfredo Sandrini avrebbe avuto un appuntamento con il 35enne e proprio nelle ore che vanno dall’uscita di casa a Sorico (alle 20.30) al delitto, avvenuto intorno alle 21.45, 21.50. Anche su questo fronte, infatti, l’ora dell’agguato sarebbe stata leggermente cambiata (anticipandola di una manciata di minuti) in quanto le telecamere che ripresero vivo per l’ultima volta il 40enne allo Yacht Club di Domaso erano spostate in avanti rispetto all’ora reale.
Reperti spediti al Ris
C’è poi un ulteriore ed importante elemento. Lungo la pista ciclabile che da Domaso conduce a Gera Lario, dove Sandrini è stato ucciso, sarebbe stato trovato il punto esatto dell’agguato, dove cioè il killer attendeva il passaggio dell’uomo in bicicletta per poi sparargli alle spalle. Si tratterebbe di un muretto che delimita l’area di una roggia e dove è facile nascondersi. Vicino, tra l’altro, c’è anche la famosa via di fuga in sterrato che avevamo già evidenziato nei giorni scorsi e che in pochi secondi porta sulla Regina. In questo punto, gli inquirenti avrebbero repertato del materiale. Non si sa con precisione di cosa si tratti, se di cicche di sigarette, di un fazzoletto di carta, oppure di altro ancora. Fatto sta che questi elementi sarebbero già sul tavolo del Ris per estrarre il Dna da comparare poi con il profilo genetico dei sospettati. Tra cui, evidentemente, anche il 35enne. Che al momento, ribadiamo, non sarebbe iscritto sul registro degli indagati.
L’ipotesi del tranello
Un ultimo elemento. Tra le ipotesi investigative non viene nemmeno escluso il fatto che il 35enne possa non c’entrare davvero nulla, e che possa solo essere stato “usato” da qualcun altro – che evidentemente conosceva sia lui sia la vittima – per tendere un tranello al Sandrini. E nello stesso tempo incastrare l’uomo di Domaso che ora è invece al centro delle indagini.

Mauro Peverelli

Nella foto:
I carabinieri perlustrano la pista ciclabile dove il 40enne è stato colpito a morte da due proiettili

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