Il delitto di Maddalena: «Mi accusano per vendicarsi»

Il corpo ritrovato a Tavernerio
Ieri l’interrogatorio del luraghese Fabio Citterio: «Nel 1993 avevo una vita normale»
Fabio Citterio, tecnico informatico di 45 anni residente a Lurago d’Erba, in carcere con l’accusa di due omicidi – quello di Antonio Caroppa della scorsa estate a Paderno d’Adda, e quello di Maddalena Calabria – ha risposto ieri mattina alle domande del pubblico ministero di Lecco, Rosa Valotta. L’uomo è stato infatti iscritto sul registro degli indagati con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere (nonché di rapina) in merito a un vecchio fatto di sangue – una rapina in villa del 1993 a Oggiono – da cui, secondo la Procura, derivò poi l’assassinio
 di Maddalena che in quella villa lavorava. Forse ritenuta un testimone scomodo.
Il corpo della vittima scomparve nel nulla, finché nel 2001 fu ritrovato sepolto all’esterno del cimitero di Tavernerio. Ma solo di recente quei resti mummificati hanno permesso – grazie al lavoro dei Ris – di ricondurre a Maddalena Calabria.
Alla svolta si è giunti in seguito alle indagini sull’omicidio di Paderno d’Adda, e a tirare in ballo Citterio e sua cugina – Tiziana Molteni, sentita venerdì dal magistrato – sarebbe stato un altro indagato del delitto di Caroppa, Santo Valerio Pirrotta, 45 anni, calabrese originario di Vibo Valentia e residente a Lurago d’Erba vicino a Citterio. Colui che avrebbe portato i due cugini sul luogo dell’agguato.
«Io non conoscevo Maddalena Calabria e non l’ho certo uccisa – avrebbe detto Citterio, assistito dall’avvocato Marcello Perillo, al pm Valotta – Nel 1993 abitavo a Inverigo, non frequentavo mia cugina, avevo un lavoro, una vita regolare, ero sposato, padre di una figlia che allora aveva 5 anni, e soprattutto ero incensurato».
Nel corso del lungo interrogatorio, in cui l’indagato avrebbe risposto a tutte le domande rivolte dal sostituto procuratore che l’ha indagato, Citterio avrebbe replicato anche alla esplicita domanda sul perché Pirrotta avrebbe dovuto tirarlo in ballo.
«Semplice – avrebbe risposto Citterio – perché voleva farmi pagare il fatto di averlo tirato in mezzo nel delitto di Antonio Caroppa».
Poche ore prima era stata la cugina di Citterio, Tiziana Molteni, assistita dall’avvocato Vito Zotti, a respingere ogni accusa relativa al delitto di Maddalena Calabria: «La conoscevo ma non l’ho uccisa e nemmeno ho preso parte alla rapina».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Un corpo senza vita viene ritrovato a Tavernerio nel 2001: pochi giorni fa si è scoperto che era di Maddalena Calabria

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