Il “derby” Como-Varese coinvolge la società civile

Como, veduta aerea

Varese più avanti rispetto a Como sulla programmazione della città del futuro e la rigenerazione delle aree? Il dibattito, innescato da un’intervista al sindaco della Città Giardino, Davide Galimberti, pubblicato su queste colonne nell’ambito di un focus su una sorta di “derby” tra le due città prealpine, ha coinvolto la società civile comasca. Ieri era stato direttamente il sindaco di Como, Mario Landriscina, a respingere le accuse punto su punto, con tanto di esempi positivi di lavori svolti. Anche la Fondazione Volta, per voce del suo presidente Luca Levrini, aveva speso parole positive sulla progettualità di Palazzo Cernezzi e sulle prossime sfide.
Francesco Molteni, presidente di Ance Como, crede fortemente nella rigenerazione urbana e confida nel lavoro dell’amministrazione. «Fino a oggi a Como quasi tutte le operazioni di rigenerazione e trasformazione sono nate da iniziative di tipo privato – spiega Molteni – anche se hanno dato risposte per la città, con piazze e luoghi di aggregazione. Sono convinto che ora il pubblico, parlo del Comune di Como e della Regione, sia in grado di contribuire all’attrattività della città riqualificando importanti aree».
Molteni si riferisce in particolare a quelle dell’ex Sant’Anna di Camerlata (regionale) e dell’ex Ticosa (comunale).
«I temi da affrontare sono progettualità e tempi – dice ancora Molteni – Chi prima arriva a dare risposta alle esigenze abitative attuali, meno ha problemi. C’è Milano che ha già programmato e ora corre, noi possiamo inseguire. Se pensiamo ad altre città della stessa dimensione di Como non vedo una differenza così grande da colmare. Non siamo all’anno zero. L’analisi sulle aree è in atto da tempo. La pubblica amministrazione rifletta, con coerenza e possibilmente senza inutili liti sul tipo di servizi. Ci sono degli asset fondamentali per il capoluogo lariano, che passano dal turismo alla cultura, fino ai servizi alla persona» conclude.
In tema di cultura, il raffronto tra Como e Varese pare sbilanciato verso la Città Giardino, che nel 2020 avrà una grande mostra su Renato Guttuso, con preview quest’anno da maggio. Il sindaco Galimberti ha spiegato di essersi ispirato al modello comasco delle mostre firmate dall’ex assessore Sergio Gaddi. Gaddi, dopo l’esperienza di Villa Olmo, ha organizzato decine di esposizioni in tutto il mondo, ma non più nella sua città. Ora è a Napoli per l’allestimento della mostra di Chagall alla Chiesa della Pietrasanta.
«Non so più cosa dire su Como – afferma Gaddi – Noi, se mi passate un linguaggio calcistico, avevamo ai nostri tempi stracciato Lugano e ce la giocavamo con Milano. Varese non avrebbe mai osato sfidarci, sarebbe stata come una partita tra il Napoli e l’Albatese». Ora i valori in campo sono cambiati, almeno così sembra.
«Non sembra, è così – dice Gaddi – paghiamo l’immobilismo di chi guida, per non parlare di incapacità. Oggi ci sono molti più soldi per la cultura di quando io ero assessore, esiste una stabilità politica assoluta, un contesto turistico irripetibile. C’è una Formula 1 a disposizione di Como per organizzare una grande mostra, ma manca il pilota che la mette in moto. Io dieci anni fa guidavo un ferrovecchio e arrivavo primo».

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