Il desiderio, potente motore della vita

opinioni e commenti di agostino clerici

di Agostino Clerici

Il desiderio è il più potente motore della vita. L’apprensione e la paura che appiattiscono sul presente rischiano proprio di rendere difficile l’accensione del desiderio. Indubbiamente, se è vero che il restare a casa è l’unica manovra possibile a ciascuno di noi per bloccare Covid-19, il restare fermi nella propria abitazione per tanto tempo apre la via a un’altra forma di malattia. D’accordo, anche tra le mura di casa si può fare ginnastica salutare per il corpo, ma bisogna offrire nutrimento anche alla vita nella sua dimensione più ampia.

Leggere, guardare la televisione, riflettere, pregare, fare qualche telefonata distensiva, coltivare le relazioni familiari che normalmente sono sempre così sacrificate: tutto ciò è il modo per riempire un presente che si trascina stancamente nella reclusione domestica. Ma occorre spalancare la vita sul futuro. «Andrà tutto bene» funziona solo come un mantra, che cerca di andare oltre il «come va?» che riempie le conversazioni su WhatsApp. Invece deve diventare un esercizio che allena il desiderio. Come andrà? Che cosa farò non appena la reclusione sarà finita? Sono domande da lasciar emergere dalla preoccupazione del presente. Domande a cui rispondere non banalmente o in modo generico.

Questa pandemia ci sta costringendo nel chiuso dell’io oltre che nel chiuso di una casa. Deve riemergere un io ancora più motivato nella vita. E perché sia così è necessario lasciarlo desiderare, così che abbia già la sensazione di uscire dalla prigione. In queste giornate in cui siamo costretti a restare a casa, la migliore ginnastica che possiamo fare è questa: esercitarci nel desiderio, dargli forme, volti e luoghi precisi. E un attrezzo formidabile di questa palestra casalinga è la memoria, che del desiderio è un’alleata preziosa: ricordare per desiderare.

Come andrà, dunque? Forse torneremo ai ritmi forsennati del vivere fuori casa e torneremo a fare cose che sono state solo sospese e che tanto ci mancano, compresi lavoro e scuola (quella vera). Ma nulla sarà come prima. Le pandemie cambiano l’umanità. La «peste di Giustiniano» (a metà del sesto secolo con ondate successive sino all’ottavo secolo) segnò più di altri eventi la fine del modo antico e l’inizio del Medioevo. La «morte nera» che imperversò in Europa tra il 1347 e il 1352, portandosi via almeno 20 milioni di persone, avviò il Medioevo verso la sua fine e inaugurò il Rinascimento.

Alle epidemie seguivano carestie e cambiamento dell’intero assetto economico, si rimescolavano le popolazioni e mutava la cultura. Accadrà anche questa volta, pur con un minor numero di vittime ma con un incremento della paura. Già si paventa la crisi economica mondiale che Covid-19 lascerà in eredità a miliardi di persone in un mondo globalizzato eppure chiuso nei suoi egoismi. Come cambierà l’umanità dopo la prima grave pandemia dell’era digitale? Possiamo solo auspicare che nessuno creda di essersi salvato da solo.

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