Cronaca

Il design “esagerato” e radicale di Branzi protagonista alla mostra di Villa Olmo

Il docente del Politecnico: «I creativi devono sperimentare, non obbedire al mercato»
«Como è stata l’Atene della modernità italiana, con i grandi maestri dell’Astrattismo e del Razionalismo». Parola di Andrea Branzi, designer di fama internazionale protagonista domani a Villa Olmo. Fulcro del movimento Radical e del Nuovo Design Italiano, cofondatore nel 1982 di Domus Academy, prima scuola internazionale di design post-industriale, da sempre innamorato della didattica, e oggi docente al Politecnico di Milano, Branzi ha anche collaborato intensamente con la casa editrice comasca Lithos, sfornando edizioni litografiche per amatori.
«Como vuol candidare i patrimoni del Razionalismo tra i beni culturali tutelati dall’Unesco? Bene – prosegue Andrea Branzi – Maestri come Giuseppe Terragni, Mario Radice e Manlio Rho lo meritano, hanno dato senso a energie che erano latenti e che poi grazie a loro hanno prodotto una specie di vortice positivo e del tutto nuovo».
Branzi è appena tornato da Bordeaux, che gli ha dedicato una grande retrospettiva su mezzo secolo di progetti al Musée des Arts décoratifs et du Design, aperta fino al 25 gennaio. A Villa Olmo, nell’ambito della mostra Ritrtatti di città, presenterà domani alle 18.15 (ingresso libero) il suo libro edito da Baldini e Castoldi Una Generazione Esagerata. Dai radical italiani alla crisi della globalizzazione
«L’Italia è l’unico Paese europeo che non ha mai fatto una rivoluzione – si legge nel testo, al tempo stesso autobiografia e ritratto dell’Italia tra gli anni Sessanta e il XXI secolo – per questo motivo ha maturato una grande abilità nell’arte di gestire le proprie contraddizioni, senza risolverle mai completamente: così la categoria dell’esagerazione è diventata una strategia utile a dilatare, senza mai arrivare al punto di rottura, la convivenza conflittuale tra le parti sociali, tra la propria storia e il proprio presente».
Con Branzi e i progettisti e designer suoi seguaci, una piccola minoranza prese il nome di “Radical”, iniziando a usare il conflitto non in chiave ideologica ma come tema figurativo: descrivendone gli effetti sulla cultura del progetto, Branzi giunge infine a una nuova definizione di progetto contemporaneo, spazio attivo e complesso che ci connette al mondo esterno.
«Anche Daniel Libeskind, che è mio amico, si è nutrito delle esperienze del mio gruppo “Radical” fiorentino. Sul monumento ad Alessandro Volta non mi esprimo, mi ritengo indifferente. Ma forse Volta è già monumento di se stesso, non merita altro…».
Ma come uscire oggi dalla crisi? Ce la farà l’Italia della creatività che rimane sempre in piedi, barcamenandosi un po’ con l’inventiva che le è propria? «Bisogna essere un po’ “esagerati” nell’approccio al progetto – dice Branzi – evitare di abbandonarsi alle necessità del mercato e sperimentare. Cosa che ad esempio il mercato del lusso ha dimenticato, perché tendenzialmente conservatore. Io, personalmente, ho sempre vissuto la cultura del progetto non come una disciplina ma una parte della storia della società e dell’uomo. Il mio movimento, ad esempio, non si è limitato alla professione ma ha elaborato scenari che poi sono diventati punti di riferimento e tali sono anche oggi, dato che sono studiati da grandi università americane».

L.M.

Nella foto:
Andrea Branzi, autore di Una generazione esagerata, che sarà presentato domani
15 ottobre 2014

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