«Il dialetto? Non ha bisogno di “Soloni”»

Il giornalista Emilio Magni
Il professor Ottavio Lurati, docente emerito di Linguistica all’Università di Basilea, ha annunciato in una recente intervista al “Corriere di Como” che tra quarant’anni «il dialetto sarà morto» nel Comasco.
«Purtroppo ha ragione – gli fa eco lo scrittore e giornalista comasco Emilio Magni che per l’editrice milanese Mursia pubblica un nuovo libro di memorie del dialetto lombardo, dal titolo A Milan i morön fan l’üga (18 euro).
«Però il professor Lurati nella vostra intervista dice pure che bisogna fare in modo di conservarlo, il dialetto. E qui pure ha ragione. Sull’argomento credo di essermi fatto una certa esperienza dopo essere andato in giro per anni ad ascoltare le persone (purtroppo quasi tutte anziane) che ancora parlano in dialetto».
Come conservare quindi tali tesori culturali?
«Non certo proponendo il vernacolo con tutti i suoi valori e le sue bellezze da cattedre altissime, lasciando cadere il sapere come se il dialetto fosse la scienza più profonda, comportamento che purtroppo tengono tutti coloro, più o meno “soloni” inavvicinabili, che parlano del dialetto come se stessero esponendo il pensiero del filosofo Hegel, o la teoria della Relatività».
Quindi non c’è nemmeno bisogno di insegnarlo a scuola?
«Sarebbe troppo complesso e costoso. Meglio invitare nelle nostre classi, ma in modo sistematico, i vecchi dei quartieri e dei paesi, custodi di queste memorie. Il dialetto è parlata popolare, molto popolare. Non è una scienza. Poi vai a sentire questi grandi esperti del dialetto per avere qualche illuminazione su come si pronuncia e si scrive un termine dialettale e ognuno di loro ha un concetto diverso. A me, che non sono un esperto e quindi vado a cercare consigli sulla grafia di alcuni vocaboli che poi metto nei miei libri, è capitato di rivolgermi a tre o quattro di questi docenti e tutti mi hanno dato una versione diversa dall’altra. Invece occorre rivolgersi ai nostri anziani: si dice che in Africa quando un vecchio muore è una biblioteca che brucia. Vale anche per Como».
Quindi cosa fare?
«Occorre riportare il dialetto tra la gente, anche a scuola quindi, attraverso racconti, notizie, aneddoti, esperienze di vita vissuta oppure riproponendo grandi patrimoni culturali legati al dialetto. È con i ricordi, con richiami al passato di momenti di “quand serum bagaj”, quando eravamo bambini, che si può trasmettere agli altri il suo calore».
Lei ama un dialetto legato alla vita vera, quindi.
«Sì, fatto di mestieri perduti, di parole scomparse o modi di dire, ponendo tutto questo patrimonio in racconti, appunto e aneddoti dove questi valori sono protagonisti. Così il lettore scopre come e quando un tale detto era di casa e soprattutto aveva la sua funzione e la sua grande efficacia».
Oggi alle 9 Magni sarà protagonista sul primo canale della Radio della Svizzera Italiana, per illustrare il nuovo libro che presenterà in anteprima il 5 novembre alle 17.30 alla libreria “Colombre” di Erba, in via Plinio 27. Ingresso libero.

Lorenzo Morandotti

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