IL DIFFICILE PUNTO DI EQUILIBRIO TRA CITTÀ E DIVERTIMENTO

Come quadrare il cerchio
È questione di equilibrio. Di convivenza. E di coesistenza di diritti che, presi singolarmente, sono tutti sacrosanti: da una parte, il diritto al riposo. Dall’altra parte, il diritto al divertimento e al lavoro di chi, questo divertimento, lo organizza.
Chiusi nello spazio talvolta angusto di un centro storico, di un quartiere o di una via, questi tre diritti cozzano spesso l’uno contro l’altro.
Il diritto al riposo dei residenti si scontra con il diritto al divertimento serale e

notturno, rivendicato dai ragazzi e con il diritto al lavoro degli esercenti, i quali se sono costretti a chiudere due ore prima perdono soldi e clienti. Difficile, quindi, trovare l’equilibrio perfetto.
Il Comune di Como ci ha provato, quest’estate, con un’ordinanza piuttosto restrittiva che obbligava i bar del centro storico a chiudere a mezzanotte. Ha accontentato i residenti, i quali adesso sostengono di poter finalmente dormire sonni tranquilli. Ma ha fatto infuriare i commercianti, la cui associazione di riferimento (Confcommercio) era anche ricorsa al Tar contro l’ordinanza.
Sicuramente, la decisione del Comune ha poi scontentato i ragazzi, che a mezzanotte dovevano mollare il drink sul tavolo e “sgombrare” il centro storico.
Questi problemi di convivenza, tra città e divertimento, tra residenti e nightlife, non sono più circoscritti all’estate. Spesso anche nella stagione fredda i cittadini presentano esposti e lamentele per i rumori del pub sotto casa. A volte vincono, costringendo il locale a cambiare zona.
A volte perdono, perché se l’esercente rispetta tutte le normative in materia di inquinamento acustico non resta che comprarsi i tappi per le orecchie.
Chi ha iniziato la battaglia che poi ha portato all’ordinanza “anti-movida” si chiama Roberto Salvio. «Siamo partiti tre anni fa da piazza Mazzini – ricorda – e non sapevamo che cosa fare per chiedere più tranquillità nelle ore notturne. Così ci siamo rivolti all’assessorato al Commercio di Palazzo Cernezzi, che ci aveva dato rassicurazioni. In quell’estate, però, la situazione non era migliorata».
A settembre di 3 anni fa iniziano le prime verifiche dell’Arpa, che controlla i livelli di rumore negli spazi pubblici. «I valori erano oltre la soglia consentita ma i tempi burocratici hanno prolungato la procedura per tutto l’inverno. Nel frattempo, insieme con altri residenti del centro storico, avevo organizzato un comitato, poiché il problema si ripresentava in diversi punti della città murata. Avevamo raccolto decine e decine di firme. Nell’estate dell’anno scorso – racconta Salvio – arrivò la prima ordinanza, che tra bozze e riscritture entrò in vigore ad agosto, troppo tardi. Quest’anno, invece, l’ordinanza è partita dall’inizio dell’estate e si è rivelata efficace: a mezzanotte e mezzo il rumore di fondo sparisce e noi possiamo dormire. Negli anni passati il baccano continuava fino alle 3 di notte», aggiunge.
C’è tuttavia chi parla di “città morta”, d’estate. «Credo soltanto che la gente abbia cambiato ritmo, anticipando l’orario della serata», conclude Roberto Salvio.
«Quell’ordinanza ha funzionato – insiste anche Etta Sosio, assessore al Commercio di Como – gli esercenti si sono lamentati e mi spiace, ma bisogna contemperare le esigenze di tutti. Nel complesso, l’ordinanza estiva era equilibrata. E se ora, d’inverno, qualche residente avesse problemi simili, dovrebbe segnalarlo al Comune per avviare l’iter dei controlli».

Andrea Bambace

Nella foto:
Folla di giovani all’esterno del Monkey’s, il locale notturno che ha sede in via Piadeni a Como

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